Italia maglia nera in Europa per auto vecchie, l'elettrico non decolla

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’Europa viaggia su un parco auto sempre più datato, un fenomeno che tocca il suo apice in Italia, dove le vetture circolanti hanno un’età media di tredici anni, un dato che colloca il Paese al secondo posto nella classifica dei più anziani dopo la Grecia. È quanto emerge, in modo impietoso, dal rapporto "Vehicles on european roads" stilato dall’Acea, l’associazione dei costruttori europei, il quale fotografa con precisione un continente in cui il numero di autovetture cresce costantemente – toccando i 256 milioni di unità nel 2024, con un aumento dell’1,4% sull’anno precedente – mentre parallelamente ne aumenta l’anzianità. L’età media nell’Unione, infatti, è salita a 12,7 anni, un incremento che riflette una tendenza diffusa e problematica, sebbene con differenze marcate tra gli Stati membri: si va dagli 8,2 anni del Lussemburgo, il parco più giovane, ai quasi diciotto della Grecia, passando per situazioni critiche come quelle di Estonia, Repubblica Ceca e Malta, dove le auto superano in media i sedici anni di vita.

Il circolante italiano e la lenta transizione

Oltre a detenere questo primato negativo, l’Italia si conferma il Paese con la più alta densità di automobili ogni mille abitanti, un fattore che, combinato con l’età avanzata del parco, amplifica le questioni legate all’impatto ambientale e alla sicurezza. La situazione, peraltro, non migliora se si allarga lo sguardo ai veicoli commerciali leggeri, i quali in Italia risultano tra i più vecchi d’Europa, con un’età media superiore a quella comunitaria. Questo dato segnala un tasso di rinnovo della flotta particolarmente lento, un elemento che finisce per rallentare anche la diffusione di tecnologie più pulite. La transizione verso la mobilità sostenibile, infatti, stenta a concretizzarsi nelle statistiche reali: le auto elettriche, nonostante i discorsi e gli incentivi, non raggiungono ancora il 4% del totale, una percentuale che dimostra quanto il distacco tra gli obiettivi dichiarati e la realtà delle strade sia ancora ampio.

La fotografia continentale e le implicazioni

Il rapporto dell’Acea, che include anche i dati sui veicoli pesanti – 6,2 milioni di camion e 31,1 milioni di furgoni circolanti in Europa nel 2024 – delinea dunque uno scenario complessivo di stasi. L’associazione dei costruttori, sottolineando la necessità di “stimolare la domanda di nuovi modelli”, punta il dito sulla lentezza con cui i veicoli più vecchi e inquinanti vengono rimpiazzati da alternative “più pulite e sostenibili”. Un circolo vizioso, quello dell’invecchiamento generalizzato, che riguarda l’intero blocco comunitario e che non accenna a spezzarsi, con numeri che parlano di un costante incremento del parco circolante accompagnato da un analogo aumento della sua vita media. Un fenomeno, quest’ultimo, che assume contorni particolarmente gravi nelle economie dove il potere d’acquisto delle famiglie e delle imprese risulta più compresso.

Le prospettive per il settore dei trasporti

La permanenza su strada di automezzi obsoleti, oltre a rappresentare un freno per gli obiettivi di riduzione delle emissioni, ha ripercussioni dirette sull’intero settore dell’autotrasporto e sulla logistica, influenzandone l’efficienza e i costi operativi. L’alto numero di camion e furgoni, molti dei quali anch’essi non più giovani, conferma come il comparto commerciale e industriale sia strettamente legato alle dinamiche del mercato dell’usato e alla capacità di investimento in nuove tecnologie. L’invito dell’Acea a rinnovare i veicoli circolanti si scontra, nella pratica, con barriere economiche e culturali di difficile superamento, in un contesto europeo dove la domanda di mobilità continua a crescere mentre il ricambio del parco auto procede a ritmi decisamente più lenti.

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