Bankitalia, inflazione al 3,2% nel 2026 per il caro energia: poi scende al 2,4%

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L'inflazione italiana tornerà a correre quest'anno, spinta dai prezzi dell'energia, per poi rientrare lungo un sentiero discendente già a partire dal 2027. È quanto emerge dal Bollettino economico n. 4/2026 di Banca d'Italia, pubblicato il 16 ottobre, che stima una crescita media dei prezzi al consumo del 3,2 per cento nel 2026, seguita da un 2,4 per cento nel 2027 e da un 1,7 per cento nel 2028.

L'istituto di Via Nazionale attribuisce l'accelerazione di quest'anno in larga misura alle pressioni derivanti dai rincari dei beni energetici, un impulso che secondo le proiezioni dovrebbe esaurirsi nel corso del prossimo anno.

La fiammata energetica e i suoi canali di trasmissione

Il quadro delineato dagli economisti di Palazzo Koch non configura tuttavia un allargamento generalizzato delle tensioni sui prezzi. Nel Bollettino si legge che la trasmissione dei rincari energetici ai prezzi degli altri beni e servizi rimane limitata, in un contesto di pressioni della domanda aggregata nel complesso moderate. Anche gli effetti di retroazione sulle retribuzioni sarebbero contenuti e graduali, grazie a una dinamica salariale che non presenta meccanismi automatici di indicizzazione all'inflazione.

Su questa base, l'inflazione di fondo, al netto delle componenti più volatili come energia e alimentari non lavorati, rimarrebbe sostanzialmente stabile intorno al 2 per cento lungo l'intero orizzonte previsivo.

Le aspettative delle imprese e il nodo dei listini

A confermare la natura per ora circoscritta dello shock concorrono i risultati dell'indagine sulle aspettative di inflazione e crescita condotta dalla Banca d'Italia nel terzo trimestre del 2026 su un campione di 2.494 imprese dell'industria e dei servizi con almeno 50 addetti. Le aziende interpellate prevedono ulteriori aumenti dei propri prezzi di vendita nei prossimi dodici mesi, con incrementi attesi del 2,4 per cento nell'industria, del 2,1 per cento nei servizi e del 4,5 per cento nelle costruzioni, influenzati soprattutto dal costo delle materie prime.

Circa il 16 per cento delle imprese ha dichiarato di aver già trasferito o di prevedere di trasferire entro tre mesi i rincari ascrivibili al conflitto in Medio Oriente sui prezzi praticati in misura significativa o pressoché integrale, mentre il 57 per cento lo ha fatto in misura moderata. Le aspettative di inflazione al consumo a sei e a dodici mesi si sono lievemente ridotte, attestandosi rispettivamente al 2,7 e al 2,6 per cento.

Il quadro internazionale dietro i numeri

All'origine della pressione sui prezzi vi è un contesto internazionale tutt'altro che disteso. Le condizioni di offerta sui mercati energetici restano tese, con i prezzi del petrolio tornati a salire nei mesi estivi oltre i 100 dollari al barile all'inizio di ottobre e quelli del gas naturale su nuovi massimi dall'avvio del conflitto in Medio Oriente. Sono aumentati anche i margini di raffinazione, contribuendo al rincaro dei carburanti.

L'economia mondiale, dal canto suo, ha mostrato una tenuta superiore alle attese grazie agli investimenti connessi con l'intelligenza artificiale, che hanno attenuato gli effetti dei rincari energetici, mentre sulle prospettive continuano a pesare le tensioni mediorientali, l'incertezza sulle politiche commerciali statunitensi e l'irrigidimento delle condizioni finanziarie nelle principali economie.

Crescita e mercato del lavoro nello stesso bollettino

Il Bollettino non contiene soltanto le proiezioni sui prezzi. Per l'Italia, Banca d'Italia stima un aumento del prodotto interno lordo dello 0,9 per cento nel 2026, dello 0,7 per cento nel 2027 e dello 0,8 per cento nel 2028, al netto delle giornate lavorative.

Nel secondo trimestre il PIL è cresciuto dello 0,2 per cento, sostenuto dai consumi delle famiglie e dagli investimenti; nei mesi estivi l'attività avrebbe lievemente decelerato, risentendo delle tensioni internazionali e dei maggiori costi energetici, con un contributo positivo proveniente dagli investimenti per la transizione digitale ed energetica e dal turismo.

Sul fronte del lavoro, l'occupazione è cresciuta nel secondo trimestre soprattutto nei servizi privati, mentre nel terzo non avrebbe subito variazioni sostanziali; l'aumento della partecipazione ha determinato un rialzo del tasso di disoccupazione, che resta comunque contenuto.

Il confronto con le stime precedenti

Rispetto alle proiezioni di giugno, la stima sull'inflazione media del 2026 è stata ritoccata al rialzo di un decimo di punto, quella sul 2027 di quattro decimi, mentre per il 2028 è stata limata di due decimi. La revisione riflette i prezzi più alti delle materie prime e dei prodotti petroliferi raffinati. A settembre l'indice armonizzato dei prezzi al consumo era salito al 4,1 per cento dal 3,2 per cento di agosto, con la componente energetica balzata al 22,3 per cento; per Via Nazionale si tratta però di una fiammata in gran parte transitoria.

Il governo è intervenuto durante l'estate prorogando il taglio delle accise sul gasolio, misura terminata il 5 ottobre, mentre dalla fine di settembre le principali compagnie di distribuzione hanno introdotto un tetto volontario e temporaneo ai prezzi, iniziativa che secondo le valutazioni della Banca d'Italia attenuerà l'inflazione energetica di almeno 3,5 punti.

Più incisivo il capitolo delle bollette: a settembre elettricità e gas costavano rispettivamente il 12 e il 20 per cento in più rispetto a febbraio, e l'Arera ha già annunciato per il quarto trimestre un incremento di circa il 37 per cento delle tariffe elettriche per i clienti vulnerabili in maggior tutela.

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