Pagellone di fine mercato: il Milan promosso, l'Inter rimandata a settembre
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Redazione Sport
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La sessione invernale di calciomercato, che si è ufficialmente chiusa ieri, ha confermato, come da pronostico, una certa avarizia di mezzi e di idee nel panorama della Serie A. Mentre i rumors, che per settimane hanno alimentato le speranze dei tifosi, si sono dissolti nel nulla, la sostanza degli affari conclusi appare piuttosto esigua. Non si è registrato, infatti, quel colpo di scena dell'ultimo minuto capace di accendere gli animi e di ribaltare gli scenari competitivi, delineando piuttosto un quadro di generale staticità. I club, pressati da bilanci spesso complicati e da parametri di sostenibilità finanziaria sempre più stringenti, hanno preferito in larga parte una linea di estrema prudenza, rinviando qualsiasi operazione di peso alla prossima estate.
Le mosse estive già dimenticate
Quella che si è appena conclusa non è stata, dunque, una finestra di mercato movimentata, ma ha anzi portato alla luce, in diversi casi, una precoce sconfessione delle strategie adottate solo pochi mesi prima. La "fiera dei sogni" estiva, come spesso viene definita, ha mostrato in inverno il suo volto opposto, generando una serie di ripensamenti che hanno spinto diverse società a correggere il tiro, cedendo o cercando di piazzare giocatori appena arrivati. Un fenomeno, questo, che appare sintomatico di un approccio talvolta troppo opportunistico nella costruzione delle rose, dove la ricerca dell'occasione a basso costo può tradursi, in breve tempo, in un investimento poco fruttuoso.
Il giudizio sulle singole squadre
Secondo le valutazioni riportate oggi da un quotidiano sportivo, il Milan emerge come uno dei pochi club promossi, avendo saputo gestire con una certa efficacia il proprio mercato, puntando su profili specifici per rinforzare la squadra. Altri, invece, vengono giudicati con minor benevolenza: la Roma ha ottenuto un giudizio a metà, avendo tamponato solo in parte le proprie necessità, mentre l'Inter viene considerata sostanzialmente ferma, rimandata a settembre per le operazioni di maggior respiro. La Juventus, da parte sua, non ha condotto un mercato che avrebbe potuto soddisfare appieno le esigenze del proprio allenatore, limitandosi a interventi di contorno. Il Napoli, infine, pur disponendo di liquidità, ha visto le sue possibilità frenate da questioni legate ai parametri di bilancio e al costo del lavoro, che ne hanno condizionato la capacità di spesa.
Un panorama di generale povertà
Il quadro complessivo che ne risulta, pertanto, è quello di un campionato che fatica a innovarsi e a competere sul mercato internazionale per i talenti più ambiti. Alla cronica mancanza di risorse finanziarie ingenti, si è affiancata, in questa sessione, una palese povertà di idee progettuali, con i club intenti a tenere "le mani ben salde in tasca". Una condizione, questa, che ha reso il mercato di gennaio 2026 poco memorabile, lontano dagli eccessi e dai botte di scena del passato, e più vicino a una logica di pura amministrazione e di attesa. La sensazione è che molte partite decisive, per il presente e per il futuro delle squadre, si giocheranno solo tra qualche mese, quando si riapriranno i contratti.




