Bologna-Lazio, la spunta la Lazio ai rigori. In semifinale sarà Atalanta
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Redazione Sport
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Il Dall’Ara, teatro dell’ultimo atto dei quarti di finale di Coppa Italia, ha ospitato una battaglia di nervi e gambe che ha premiato la Lazio, la quale, al termine di novantacinque minuti terminati in perfetta parità, ha conquistato il diritto di accedere al turno successivo grazie a una perfezione glaciale dagli undici metri. I biancocelesti, impostisi per quattro a uno nella lotteria dei penalty dopo che il computo totale della sfida recitava un uno a uno maturato nei tempi regolamentari, si guadagnano così la doppia sfida contro l’Atalanta, lasciando ai detentori del trofeo, quei felsinei che lo scorso anno avevano alzato la coppa al cielo, l’amaro in bocca di un’eliminazione maturata al cospetto del proprio pubblico. Gli uomini guidati da Vincenzo Italiano, infatti, avevano sbloccato la contesa attorno alla mezz’ora: la scaturìa del vantaggio rossoblù porta la firma dell’argentino Santiago Castro, la cui incursione aerea, un colpo di testa puntuale su corner battuto da Moro, ha spiazzato Provedel, reo suo malgrado di essere stato tradito da una deviazione del compagno Gila che lo ha spiazzato irrimediabilmente.
A complicare ulteriormente i piani laziali ci aveva pensato, nel primo tempo, l’infortunio occorso a Pedro — costretto alla resa e alla conseguente sostituzione già nella prima frazione — che aveva fatto temere il peggio per la manovra offensiva capitolina. L’ingresso di Tijjani Noslin, tuttavia, ha rappresentato la scintilla capace di riaccendere le speranze della compagine di Maurizio Sarri. Ed è proprio dal suo piede che è scoccata la freccia del pareggio: a inizio ripresa, l’azione personale di Dele-Bashiru, il quale aveva seminato il panico sulla corsia di destra sverniciando il diretto marcatore, Ferguson, ha permesso al nigeriano di confezionare un traversone rasoterra sul quale Noslin, accorso puntuale, non ha dovuto fare altro che depositare in rete da distanza ravvicinatissima. Da quel momento in poi, il copione della partita è mutato in una partita a scacchi, dove la gestione del possesso ha preso il sopravvento sulla veemenza offensiva; le due formazioni, memori dell’importanza della posta in palio, hanno progressivamente abbassato i ritmi, sfumando nell’equilibrio fino al termine della ripresa e costringendo il direttore di gara, Chiffi, a decretare la ripetizione della sfida dal dischetto.
La sequenza degli undici metri e i fantasmi di Ferguson e Orsolini
La curva Bulgarelli, gremita di tifosi emiliani, ha provato a fare da sponda ai propri beniamini, ma il peso della responsabilità ha schiacciato in maniera asfissiante i calciatori di casa. Nuno Tavares, con freddezza chirurgica, ha aperto le danze insaccando il sinistro all’incrocio, ma la risposta di Lewis Ferguson è stata fiacca: Provedel, intuito l’angolo, ha respinto senza particolari patemi. Il vantaggio psicologico, oltre che numerico, è stato immediatamente capitalizzato da Boulaye Dia, il quale ha spiazzato Skorupski nonostante l’estremo difensore polacco avesse intuito la direzione del tiro. Thijs Dallinga ha illuso i felsinei accorciando le distanze, centrando lo specchio con una conclusione centrale, ma l’illusione è durata lo spazio di un battito di ciglia. Marusic, nonostante una battuta non irresistibile, ha visto il proprio pallone rotolare comunque in rete; e quando Riccardo Orsolini, chiamato al tiro del potenziale tre a tre, ha calciato larghissimo spalancando le porte della semifinale agli avversari, Kenneth Taylor ha potuto esclusivamente apporre la propria firma sul tabellino e sigillare un risultato che condanna i felsinei all’ennesima amarezza stagionale.
Le parole di Italiano e la gestione della crisi emiliana
Nella sala stampa del Dall’Ara, il tecnico dei rossoblù, Vincenzo Italiano, ha analizzato la disfatta con la lucidità di chi vede il bicchiere mezzo pieno nonostante l’eliminazione. L’allenatore, che già alla vigilia aveva sottolineato quanto la Coppa Italia fosse un obiettivo tenuto in massima considerazione dal suo gruppo, ha parlato di un’ottima prestazione, soprattutto nella prima frazione, quando la squadra ha dimostrato di crederci, creando con veemenza e non concedendo praticamente nulla agli ospiti. L’unica sbavatura difensiva — quella che ha portato al pareggio — è stata punita severamente, ha argomentato, aggiungendo che se c’era un momento in cui si poteva mettere una pezza era proprio quello, vista la superiorità numerica nella zona calda. Il tecnico ha poi voluto schermare i suoi calciatori dagli eventuali strali della critica, soffermandosi in particolare sulla condizione di Orsolini: il ragazzo, ha spiegato, non ha paura, semplicemente non sta trovando la famosa “velenosità” col suo mancino, quella giocata decisiva dalla sua mattonella che lo scorso anno aveva regalato gioie indicibili. Non gli si può mettere una croce addosso, perché il coraggio di presentarsi sul dischetto in una situazione di pressione asfissiante è già di per sé un atto di responsabilità; toccherà al gruppo rimetterlo nelle condizioni di ritrovare lo spunto perduto.
Le pagelle e le scelte decisive di Sarri
Nella notte che incorona la Lazio, emergono con prepotenza i giudizi sui singoli interpreti. Ivan Provedel, tornato al centro del progetto tecnico nonostante gli scettici iniziali, ha confermato la sua affidabilità: spiazzato sul gol subito a causa della deviazione fortunosa di Gila, è stato invece monumentale nella lettura del penalty di Ferguson, ipnotizzandolo e di fatto indirizzando il destino della serie. Marusic, per una volta tanto prodigo in spinta quanto attento in copertura, ha tenuto a bada Cambiaghi e ha servito il pallone decisivo a Dele-Bashiru per propiziare la rete del pareggio, guadagnandosi una valutazione più che lusinghiera. In casa Bologna, invece, le luci si accendono principalmente su Castro — sette in pagella per la sua prestazione votata al sacrificio e alla lotta — mentre si spengono su buona parte della mediana e su un attacco incapace di pungere nei momenti cruciali. L’esonero dalla competizione, per i felsinei, suona come una sentenza definitiva su un periodo negativo che pare non voler trovare soluzione; il tempo per rimettersi in carreggiata, tra campionato e impegni europei, è poco e Italiano lo sa. Da domani si ricomincia a macinare lavoro, archiviando immediatamente la pratica per concentrarsi sul Torino. Non c’è spazio per recriminare quando il calendario impone di voltare pagina già in mattinata.




