Bologna-Lazio, l’ultimo quarto di Coppa Italia decide il suo verdetto: a strappare il pass per la semifinale è la Lazio, che avrà l’Atalanta
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Redazione Sport
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La notte del Dall’Ara, avvolta nella foschia che spesso accompagna le vigilie di appuntamenti decisivi in questo scorcio di febbraio, ha messo in scena l’ennesimo atto di una Coppa Italia che sembra divertirsi a sospendere ogni verdetto fino all’ultimo respiro possibile. Bologna e Lazio, le due formazioni che condividono, sebbene con traiettorie differenti, il medesimo torpore in classifica, si sono consegnate ai calci di rigore per stabilire chi avesse diritto a custodire ancora un sogno europeo; e lo spartito, al termine dei novantacinque minuti regolamentari e della successiva lotteria dal dischetto, ha consegnato ai biancocelesti – capaci di infilare tutte e quattro le conclusioni dalle undici yarde – il pass per la doppia sfida contro l’Atalanta, lasciando ai felsinei, campioni uscenti del trofeo, l’amaro retrogusto di una stagione che fatica a trovare geometrie e certezze -1-2-3.
Il primo tempo, scorbutico e denso di agonismo, aveva visto i padroni di casa imporre con decisione il proprio baricentro offensivo, quasi a voler dimostrare come la striscia di sconfitte interne non fosse che una macchia temporanea su un tessuto di gioco ben più solido. L’episodio che schiude le marcature giunge al trentesimo, quando Nikola Moro – metronomo della cerniera centrale – confeziona un corner tagliato verso il primo palo; sul pallone, librandosi con la tempistica esatta per anticipare Mario Gila, si avventa Santiago Castro, il centravanti argentino che con una deviazione ravvicinata di testa fulmina Ivan Provedel e accende i settori dello stadio intitolati al vecchio paròn -8-9. Poco prima, la sfortuna aveva negato il sorpasso ai rossoblù: Nicolò Cambiaghi, prima murato da un riflesso plastico del portiere laziale e poi fermato dall’impatto del legno, aveva sfiorato il bersaglio grosso senza centrarlo, lasciando presagire che il vantaggio sarebbe stato meritato ma forse non abbastanza robusto per chiudere i discorsi -9-10.
La frazione conclusiva della prima parte, tuttavia, riserva alla Lazio una perdita non preventivata: Pedro, lo spagnolo dalla classe inesauribile, accusa un colpo duro tra caviglia e ginocchio in un contrasto e abbandona il terreno di gioco, recandosi successivamente in ospedale per accertamenti strumentali; il suo posto viene preso da Tijjani Noslin, sostituzione che, nel giro di pochi minuti, si rivelerà l’esatto spartiacque della contesa -1-10. A inizio ripresa, infatti, è proprio l’olandese a punire la passività della retroguardia emiliana: Adam Marusic innesca in profondità Fisayo Dele-Bashiru, il nigeriano sguscia via con autorità sul fondo e confeziona un traversone basso teso sul quale Noslin, giunto con i tempi perfetti, non deve fare altro che depositare in rete il suo primo acuto serale -1-8. Il copione, da quel momento, cambia fisionomia: il Bologna prova a riorganizzare le trame, ma la Lazio – che nel frattempo ha inserito forze fresche come Danilo Cataldi e Boulaye Dia – abbassa con intelligenza il proprio baricentro, limita gli spazi e mostra di credere con fermezza nella risoluzione attraverso i tiri dal dischetto -10.
E dal dischetto, quando il direttore di gara Daniele Chiffi sancisce la fine dei supplementari non giocati, emergono nettamente le differenze nella gestione della pressione emotiva. Nuno Tavares, Dia, Marusic e Kenneth Taylor non tradiscono la consegna; dall’altra parte, invece, Lewis Ferguson – capitano e uomo simbolo del Bologna – incappa nella respinta a mani aperte di Provedel, che intuisce l’angolo e compie il primo, fondamentale miracolo, mentre Riccardo Orsolini, nella disperata necessità di prolungare la serie, spara clamorosamente a lato, consegnando la qualificazione alla Lazio e sancendo l’uscita di scena dei detentori del trofeo -2-9-10.
Il tabellone delle semifinali si compone, il cammino delle due squadre si biforca
Con il successo biancoceleste maturato sotto le Due Torri, il quadro delle semifinali della Coppa Italia Frecciarossa 2025-2026 trova la sua definitiva architettura: da una parte l’Inter, che avrà di fronte il Como di Cesc Fàbregas – abile a superare il Napoli sempre dagli undici metri – e dall’altra, appunto, l’Atalanta, chiamata ora a misurarsi con la Lazio di Maurizio Sarri in una doppia sfida che si preannuncia densa di tattica e densità -2-5.
L’amaro epilogo della squadra di Italiano tra infortuni e penalità dal dischetto
Vincenzo Italiano, archiviata la parentesi positiva della scorsa annata, deve prendere atto dell’eliminazione della sua formazione al primo ostacolo utile nella competizione che l’aveva vista trionfare; l’approccio dei suoi, quantomeno nei primi quarantacinque minuti, era sembrato quello giusto, ma le defezioni – con Lucumí e Moro costretti a chiedere il cambio rispettivamente per problemi muscolari e non solo – e la poca lucidità sotto porta di alcuni elementi chiave hanno compromesso un percorso che, alla vigilia, prometteva scintille -6-10. Il tecnico siciliano, nel dopo gara, ha rimarcato la bontà della prova offerta malgrado l’esito amaro, ma è evidente come la crisi di risultati interni, acuita da questo ko, renda la qualificazione alla prossima Europa League una salita impervia da affrontare quasi esclusivamente attraverso il campionato o, residualmente, l’Europa League -6.
Provedel e Noslin, le frecce all’arco di Sarri per tenere viva la stagione
Sull’altro versante, la Lazio ritrova ossigeno e credibilità dopo un periodo di gioco altalenante e critiche rivolte alla gestione societaria; l’abbraccio tra i calciatori e il proprio portiere al termine della serie racconta di un gruppo che, pur tra le difficoltà legate a un mercato estivo in sordina e a una rosa non amplissima, intende sfruttare ogni via utile per agganciare un piazzamento nobile. Il contributo di Noslin, subentrato a Pedro e subito decisivo, rappresenta la dimostrazione di come le seconde linee possano rivelarsi determinanti nei momenti di massima tensione, e la sfida all’Atalanta – squadra ostica e strutturata – offrirà ai capitolini la possibilità di misurarsi con un doppio confronto ad alta intensità -1-3-10.




