Vannacci sfida Meloni con un video e due meloni: "Tiri fuori gli attributi e riproponiamo le preferenze al Senato"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La guerra si vince con il cuore e con l'acciaio, e la sovranità al popolo può ancora essere restituita. Comincia con questa frase, carica di riferimenti bellici e dannunziani, il nuovo video pubblicato da Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, alla vigilia del cruciale passaggio al Senato della legge elettorale.

Il fondatore del movimento, in canottiera nera e con un'ascia bipenne ben visibile, tiene in mano due meloni, un'immagine che non lascia spazio a dubbi sul destinatario del messaggio: la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, implicitamente chiamata in causa in un appello che è insieme una provocazione e una richiesta di azione concreta.

La provocazione dell'ex generale: il video, il simbolo e l'alleanza impossibile

Il video, diffuso sui profili social del generale, è un condensato di simboli e riferimenti storici che disegnano il suo immaginario politico. L'ascia bipenne, già simbolo di Ordine Nuovo, la canottiera nera, i motti dannunziani come "me ne frego" e il richiamo agli "arditi futuristi" e alla battaglia del Solstizio sul Col Moschin, compongono la scenografia di un messaggio che mira a ricalcare le orme di un certo passato eroico e combattentistico.

L'oggetto del contendere, però, è attualissimo e politico: la reintroduzione delle preferenze nella legge elettorale, un tema che ha già provocato una spaccatura nel centrodestra e un'umiliante sconfitta per la maggioranza alla Camera, dove un emendamento in tal senso è stato bocciato per un solo voto.

"Dopo la Caporetto di Montecitorio, possiamo attestarti sul Piave del Senato"

La metafora bellica utilizzata da Vannacci è precisa e spietata. Il generale paragona quanto accaduto a Montecitorio, dove il voto segreto ha permesso ai franchi tiratori di affossare la proposta governativa, alla disfatta di Caporetto, evocando i "badogliani" che, secondo la sua ricostruzione, avrebbero sparato alle spalle del proprio schieramento con le "munizioni fornite dal Partito Democratico", che ha richiesto lo scrutinio segreto. Ma la partita, per Vannacci, non è affatto chiusa. Il campo di battaglia si sposta ora a Palazzo Madama, il Senato, da lui definito come il "nostro Piave".

In questa nuova trincea, il voto segreto non è possibile, e questo, sostiene il leader di Futuro Nazionale, consentirà di smascherare i "vili" che si sono nascosti dietro l'anonimato della pulsantiera elettronica.

La sfida a Giorgia Meloni: "Chi può tiri fuori gli attributi"

È in questo contesto che si inserisce la sfida diretta e al limite del grottesco alla premier. Senza mai nominarla, ma mostrando i due meloni, Vannacci si rivolge a lei con un appello che è anche un'esortazione a superare le divisioni interne alla maggioranza: "Chi può, tiri fuori gli attributi e riproponiamo le preferenze al Senato". Per l'ex generale, l'occasione è d'oro: il regolamento del Senato, come ricordato anche dal presidente dell'assemblea Ignazio La Russa, non consente il voto segreto, rendendo palesi le scelte di ogni singolo senatore.

Questo meccanismo costringerebbe gli alleati di Forza Italia e Lega a scoprire le proprie carte, e Vannacci si dice certo di poter contare sul sostegno dei suoi deputati per eventuali passaggi successivi alla Camera, garantendo il "pieno supporto" dei suoi "arditi futuristi" pronti a giocarsi il tutto per tutto per restituire la sovranità al popolo.

Un'alleanza a pagamento per il centrodestra

La stoccata social di Vannacci non è che l'ultimo atto di una strategia ben più ampia. Intervistato dal Corriere dell'Umbria, il leader di Futuro Nazionale ha dettato le condizioni per un'eventuale entrata del suo movimento nella coalizione di centrodestra, spostando il tiro su un terreno squisitamente programmatico.

Pur ribadendo di non voler "sottrarre voti a questo o quel partito", ma puntando piuttosto a riconquistare l'astensionismo, Vannacci ha chiesto un "accordo programmatico scritto, pubblico e verificabile con tempi precisi" su temi come immigrazione, Green Deal, nucleare e politica estera, chiedendo a Meloni di cambiare la linea sull'Ucraina, con l'azzeramento di "armi e denaro senza strategia".

Una richiesta di cambiale in bianco, insomma, che i vertici del centrodestra hanno finora escluso, ma che la complessa partita della legge elettorale, appena iniziata in Senato, potrebbe rendere più difficile da ignorare.

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