L’Italia sospesa tra picnic e banconi: supermercati aperti, il caso di Coop e i centri commerciali di Torino
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Redazione Interno
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Il 25 aprile 2026, caduto di sabato, ha trasformato la Festa della Liberazione in un ponte informale ma sentito, dove il rituale del pranzo all’aperto – magari un pic nic nei parchi cittadini o una grigliata tra amici – si scontrava con la necessità pratica di fare rifornimento all’ultimo minuto. A Torino, come del resto nel resto del Paese, la grande distribuzione organizzata ha scelto la linea della continuità: i punti vendita di Esselunga, Carrefour, Conad, Lidl, Eurospin e MD hanno tenuto le serrande alzate, garantendo un’apertura diffusa soprattutto nei quartieri più popolosi e all’interno delle grandi strutture. Si stima che circa il 75% dei supermercati cittadini fosse operativo, una percentuale che includeva anche i giganti del settore come Parco Dora, Shopville Le Gru e Settimo Cielo Retail Park, sebbene con orari rimodulati sulla falsariga di quelli festivi. La logica, per chi ha dovuto acquistare all’ultimo momento una bottiglia di vino o del pane fresco, era quella di un accesso facilitato alle forniture, anche se la raccomandazione – ripetuta sui siti delle singole catene – era quella di verificare gli orari specifici del proprio punto vendita di fiducia, dato che non mancavano le eccezioni locali.
La scelta simbolica di Coop e la mappa delle aperture nazionali
Se la maggior parte dei giganti della distribuzione ha optato per le aperture straordinarie, spicca la decisione, al contrario radicale, di Coop Alleanza 3.0. L’insegna ha confermato la chiusura totale della propria rete – circa 350 punti vendita distribuiti dal Friuli Venezia Giulia fino alla Puglia – in una sorta di “presa di posizione silenziosa” che lega il diritto alla pausa dei lavoratori ai valori fondanti della ricorrenza. Per chi cercava un Ipercoop aperto, quindi, l’alternativa era rappresentata dalle altre insegne: Lidl, che generalmente ha osservato orari continuativi dalle 8 alle 21.30, Pam Panorama con aperture prolungate fino a notte, e Aldi, che ha operato seguendo l’orario tipico domenicale (dalle 9 alle 21). In questo mosaico, anche Bennet, MD e Iper hanno garantito il servizio, spesso con orari ridotti rispetto ai feriali ma sufficienti per coprire le esigenze del pranzo festivo.
Torino, il caso specifico tra centri commerciali e mercati rionali
Nel capoluogo piemontese, la situazione si è rivelata meno omogenea di quanto si potesse pensare. Mentre le grandi strutture come lo Shopville Le Gru (situato nel torinese) restavano operative, i piccoli esercizi di quartiere e, soprattutto, i mercati rionali hanno subito una contrazione significativa. A fare da contraltare alla grande distribuzione, alcuni dei mercati storici come quello di Porta Palazzo – cuore pulsante del commercio multietnico – hanno lavorato a singhiozzo, così come le piazze Benefica e corso Racconigi, dove i banchi erano ridotti al lumicino. Tuttavia, una nota di cautela riguardava non i cibi, ma i carburanti: lo sciopero degli autotrasportatori, proclamato nei giorni a ridosso della festività, rischiava di lasciare a secco alcuni distributori. Sulla carta, gli impianti lungo i grandi assi come corso Francia o corso Giulio Cesare restavano operativi in modalità self-service, ma l’incognita dei rifornimenti ha suggerito a molti automobilisti di fare il pieno in anticipo, per evitare di rimanere a piedi durante la gita fuori porta.
La gestione last minute e il fenomeno degli acquisti per la “gita”
La collocazione del 25 aprile – sabato – ha amplificato il fenomeno degli acquisti dell’ultimo secondo. Non si trattava solo di riempire il carrello della spesa settimanale, ma di soddisfare le esigenze di chi organizzava una scampagnata all’improvviso. È in questo contesto che la scelta di Esselunga di tenere aperti i battenti con orario continuato (generalmente dalle 8 alle 20) ha funto da ancora di salvezza per i ritardatari, esattamente come quella di Carrefour e Conad, che però hanno raccomandato ai propri clienti di controllare la segnaletica specifica all’ingresso dei negozi, poiché l’apertura straordinaria non era universale per tutte le filiali. Se da un lato la chiusura di Coop ha rappresentato una battaglia ideale sul valore del lavoro festivo, dall’altro tutte le altre catene hanno capitalizzato l’occasione, trasformando un giorno di pausa nazionale in un’opportunità di consumo, dimostrando come, anche in una giornata dedicata alla memoria storica, il bisogno materiale di fare spesa continui a dettare le regole del movimento cittadino.




