007 First Light tra spionaggio e coerenza: niente Ia generativa, campagna da 20 ore

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Il conto alla rovescia per il ritorno del celebre agente segreto nel mondo dei videogiochi è ormai agli sgoccioli, e 007 First Light si prepara a debuttare sul mercato il prossimo 27 maggio su PlayStation 5, Xbox Series X/S e PC, per poi approdare su Nintendo Switch 2 nel corso dell’estate. A differenza di molte produzioni contemporanee che iniziano a esplorare le potenzialità del machine learning, lo sviluppo del titolo – curato da IO Interactive, lo stesso studio che ha ridato slancio alla saga di Hitman – ha fatto una scelta di campo netta e decisa: niente intelligenza artificiale generativa, né durante la fase di creazione né all’interno dei contenuti che comporranno la versione finale. Una presa di posizione, quest’ultima, che acquista una certa rilevanza se si considera l’ironia della situazione; la trama, infatti, toccherà proprio i temi legati all’intersezione tra difesa e algoritmi, come del resto hanno confermato alcune anticipazioni.

Una scelta narrativa prima ancora che tecnica

Proprio il direttore artistico del progetto, Rasmus Poulsen, ha voluto chiarire i contorni di questa decisione durante un’intervista, sottolineando come la scrittura di 007 abbia sempre raccontato il pericolo nascosto dietro le utopie tecnologiche. Un elemento, quest’ultimo, che rende paradossale l’uso di un format – quello dell’Ia – che il gioco si propone di indagare in chiave critica. La rinuncia agli strumenti generativi, spiega Poulsen, non è stata casuale, ma è maturata a seguito di “discussioni combinate tra i vertici esecutivi dello studio”; una complessità, quella legata al tema, che il manager ha preferito non approfondire nei dettagli per evitare di banalizzare un dibattito – quello sull’uso dell’Ia nell’industria – diventato ormai rovente. La software house si allinea così ad altre realtà come S-Game o AdHoc, che hanno recentemente rivendicato la natura totalmente analogica e “umana” della loro produzione artistica.

Longevità e simulatore tattico, i numeri della campagna

Mancano ormai poche settimane all’uscita, e l’attenzione dei fan si è spostata su un altro elemento cruciale per ogni single player che si rispetti: la durata. A rispondere alle domande sulla longevità ci ha pensato il gameplay director del titolo, il quale – nel corso di una conversazione con il content creator JorRaptor – ha fornito una stima piuttosto precisa: l’obiettivo dello studio è regalare un’esperienza che si aggiri attorno alle 20 ore per il giocatore medio. Un lasso temporale che, ovviamente, potrebbe contrarsi fino a 15 ore per gli utenti più smaliziati o espandersi fino a 25 per chi preferisce un approccio più metodico e di infiltrazione, proprio a causa dell’influenza che il level design – erede della libertà tattica vista in Hitman – avrà sullo stile di gioco.

Missioni e contenuti post-lancio, cosa aspettarsi dal gameplay

La stima fornita dal team di sviluppo non tiene però conto del cosiddetto “Simulatore Tattico”, una modalità aggiuntiva che sarà arricchita da nuove missioni anche dopo la data di lancio. La Campagna principale, dunque, manterrà un impianto lineare e fortemente narrativo, in pieno stile spy-thriller, dove la qualità della messa in scena prevale sulla quantità fine a se stessa. Un approccio, quello scelto da IO Interactive, che sembra voler evitare le derive open world ultraveloci per restituire invece un ritmo serrato e cinematografico, confidando nella profondità delle meccaniche stealth e nella varietà delle situazioni per tenere incollati allo schermo i giocatori.

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