007 First Light, niente intelligenza artificiale generativa nello sviluppo: la scelta (consapevole) di IO Interactive
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Mancano poco più di venti giorni al lancio, previsto per il 27 maggio su PS5, Xbox Series X/S e PC (con un’edizione estiva per Nintendo Switch 2), e il nuovo Titolo dedicato all’agente segreto più celebre del mondo continua a far parlare di sé non tanto per le sue spettacolari sequenze d’azione – che pure ci saranno – quanto per una precisa presa di posizione tecnologica. IO Interactive, lo studio danese già artefice del rilancio di Hitman, ha infatti ufficialmente chiarito che 007 First Light non ha fatto alcun uso di intelligenza artificiale generativa durante la fase produttiva, né tantomeno la includerà nei contenuti della versione finale.
La durata della campagna principale: un’avventura da venti ore (senza contare le simulazioni)
L’attesa attorno al ritorno di James Bond nel settore videoludico – una lunga assenza durata oltre un decennio – ha spinto il team a fornire dettagli concreti sulla longevità dell’esperienza. Nel corso di un’intervista rilasciata allo youtuber JorRaptor, il gameplay director del progetto ha rivelato che la campagna principale, per un giocatore medio alle prese con la difficoltà normale, si attesterà intorno alle venti ore. Una cifra, questa, che supera la media dei titoli stealth-sparatutto contemporanei e che addirittura raddoppia la durata dei precedenti episodi della serie Hitman, i quali si fermavano a circa dieci ore se si escludevano le missioni secondarie.
Tuttavia, a far lievitare ulteriormente il tempo di gioco ci penserà il cosiddetto Tactical Simulator, una modalità aggiuntiva che, come spesso accade nei lavori di IO Interactive, richiama alla mente il sistema delle “scalazioni” o dei contratti già visti in passato. Questa modalità, che sbloccherà sfide specifiche man mano che si avanza nella trama, non solo riutilizzerà le location della storia principale – magari imponendo restrizioni sull’uso dei gadget o obiettivi del tutto inediti – ma verrà anche ampliata dopo il lancio con nuovi contenuti. Chi ama la completezza, tra collezionabili, trofei e segreti vari, potrà così facilmente superare la soglia delle trenta ore complessive.
Una scelta ironica e consapevole: la trama parla di IA, ma lo sviluppo la rifiuta
C’è un paradosso, voluto o meno, in questa decisione. Come emerso da un’intervista rilasciata a Eurogamer dal direttore artistico Rasmus Poulsen, la narrazione di 007 First Light toccherà infatti temi legati al rapporto tra intelligenza artificiale e industria della difesa, un argomento che lo stesso Poulsen ha definito affine alla retorica classica della saga: «Le storie di Bond spesso mettono in guardia dall’utopia, e l’utopia arriva in molte forme diverse». Insomma, il gioco racconterà i rischi legati a una tecnologia avanzatissima, ma chi l’ha realizzato ha scelto di non servirsi degli strumenti più controversi del momento.
La decisione, secondo quanto riferito dallo stesso Poulsen, non è stata casuale ma frutto di una «discussione congiunta tra i dirigenti principali dello studio». Una scelta, ha aggiunto, «complessa» – proprio perché il dibattito sull’etica e l’impiego dell’IA generativa nell’industria dell’intrattenimento è tutt’altro che sopito – ma portata avanti in modo cosciente per preservare una certa visione creativa. 007 First Light si presenta così come una delle produzioni tripla A più rilevanti a dichiarare pubblicamente il proprio rifiuto verso queste tecnologie, allineandosi ad altre realtà come Rebel Wolves (autori di The Blood of Dawnwalker) e distinguendosi in un mercato dove l’automazione creativa è sempre più tentatrice.
Un possibile sequel, ma solo se il pubblico risponderà presente
IO Interactive, forte del successo riscosso con la trilogia di Hitman, non ha mai nascosto di vedere 007 First Light come il primo capitolo di una potenziale serie. Tuttavia, la realtà dei fatti – come spesso accade quando si maneggiano licenze multimiliardarie e budget importanti – è che il futuro del neonato agente segreto è appeso a un filo sottilissimo, quello del consenso di mercato. Il CEO Hakan Abrak, intervenuto ai microfoni di The Game Business, ha spiegato che uno dei fattori chiave per determinare l’esistenza di un sequel sarà la risposta del pubblico, oltre naturalmente alla volontà condivisa con il partner Amazon MGM Studios.
Abrak ha raccontato di una fase iniziale di “adattamento” tra le due realtà – fisiologica quando si lavora su un’IP così iconica – per poi sottolineare come la collaborazione si sia consolidata nel tempo. Il colosso americano, dopo aver visionato lo stato dei lavori, ha mostrato grande fiducia nel progetto. «Siamo assolutamente concentrati sulla qualità – ha dichiarato Abrak – e nel sostenere ciò che facciamo. E credo che Amazon sia sulla stessa lunghezza d’onda. Non c’è dubbio che tutti vogliamo vedere come andrà». Il gioco, che ci mostrerà una versione alle prime armi di Bond (un novellino del MI6 che deve ancora guadagnarsi il fatidico numero “00”), potrebbe quindi crescere insieme al suo pubblico. Un seguito, insomma, è possibile ma non scontato: dipenderà esclusivamente dal calcolo delle vendite e dal gradimento degli utenti, un meccanismo tanto spietato quanto onesto che lascia il destino della spia nelle mani di chi la controllerà dal divano.




