Daniel ritrova i genitori dopo mesi nell'aeroporto di Napoli

Daniel ritrova i genitori dopo mesi nell'aeroporto di Napoli
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Redazione Interno Redazione Interno   -   Daniel, il giovane svedese che viveva da mesi nell'aeroporto di Napoli Capodichino sostenendo di non ricordare il proprio passato, ha ritrovato i genitori e ha espresso il desiderio di tornare in Svezia. Il contatto con la famiglia è stato ristabilito grazie alla collaborazione tra i servizi sociali del Comune e le autorità diplomatiche svedesi. La svolta è arrivata il 3 novembre, dopo settimane trascorse dal ragazzo all'interno dello scalo partenopeo, senza documenti, denaro né una sistemazione stabile.

La telefonata con il padre dopo la denuncia di scomparsa

I genitori avevano perso ogni contatto con il figlio dallo scorso agosto e ne avevano denunciato la scomparsa. La ricerca si è conclusa con una telefonata nella quale il padre, dopo avergli chiesto se fosse davvero lui, ha ricevuto la risposta che attendeva: «Sì, papà, sono io». Durante la conversazione, il ragazzo ha manifestato la volontà di fare ritorno nel proprio Paese. I familiari sono stati informati anche delle sue condizioni di salute e rassicurati dopo un lungo periodo nel quale non erano riusciti a sapere dove si trovasse.

La ricostruzione della sua identità era stata complicata dai ricordi frammentari e dalle difficoltà del giovane nel raccontare la propria storia. Daniel, che aveva dichiarato di avere 25 anni, forniva poche indicazioni sulla provenienza e sulle circostanze del suo arrivo in Italia. Non era in grado di esibire documenti che consentissero di verificarne immediatamente le generalità. Il suo comportamento disorientato e la scarsa disponibilità a parlare del passato avevano reso difficile anche comprendere le ragioni della permanenza nello scalo.

Come viveva a Capodichino e chi lo ha aiutato

Durante il soggiorno nel terminal degli arrivi, il ragazzo aveva trovato sostegno tra i dipendenti dell'aeroporto. Alcuni gli offrivano cibo e vestiti, mentre per dormire utilizzava le poltroncine destinate ai passeggeri. Chi lo incontrava abitualmente lo descriveva come una persona tranquilla e garbata, che non disturbava le attività dello scalo. Le testimonianze sulla durata della sua permanenza non coincidevano: alcuni lavoratori ricordavano di averlo visto già durante l'estate, altri soltanto a ottobre. La sua storia aveva richiamato il film «The Terminal» di Steven Spielberg, nel quale il protagonista interpretato da Tom Hanks vive all'interno di un aeroporto.

Il 15 ottobre il personale dello scalo aveva segnalato la situazione al console onorario di Svezia a Napoli, Pierluigi Petrone. Dopo aver incontrato il giovane, il diplomatico gli aveva acquistato un giubbotto per proteggerlo dal freddo. La chiusura temporanea dell'aeroporto per i lavori alla pista, iniziata il 2 novembre, aveva successivamente reso più urgente individuare una soluzione abitativa. I lavoratori temevano che il ragazzo potesse perdere anche il punto di riferimento costituito dal terminal e dalle persone che lo assistevano quotidianamente.

L'intervento dei servizi sociali e il trasferimento in una struttura

L'assessora comunale alle Politiche sociali, Chiara Marciani, ha spiegato che l'unità di emergenza è intervenuta dopo aver appreso della situazione, avviando la presa in carico del giovane. Daniel, che in precedenza aveva rifiutato diverse forme di sostegno, ha accettato la proposta di trasferirsi in una struttura di prima accoglienza. È stato quindi ospitato in una sistemazione temporanea, con la possibilità di ricevere assistenza dagli operatori. Il cambiamento ha permesso di seguire il suo caso fuori dall'ambiente aeroportuale e di avviare un percorso di accompagnamento individuale.

Le attività di identificazione hanno coinvolto il Centro di Prima Accoglienza dell'amministrazione napoletana, il Consolato svedese e l'Ambasciata a Roma. Il coordinamento tra queste istituzioni ha consentito di individuare i familiari e stabilire le condizioni necessarie per organizzare il rimpatrio. Marciani ha attribuito il risultato al lavoro paziente degli operatori sociali e alla collaborazione diplomatica. Il trasferimento è avvenuto in una struttura comunale di via de Blasiis, dove il ragazzo dispone di un alloggio temporaneo e del supporto necessario durante la preparazione del viaggio.

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