Daniel, il giovane senza memoria all’aeroporto di Napoli: cosa sappiamo

Daniel, il giovane senza memoria all’aeroporto di Napoli: cosa sappiamo
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
INTERNO Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Interno Redazione Interno   -   Daniel, il giovane che sostiene di aver perso la memoria e che per settimane ha vissuto nell’aeroporto di Napoli Capodichino, ha accettato l’aiuto dei servizi sociali ed è stato trasferito in una struttura di accoglienza del Comune. Il ragazzo, che dichiara di avere 25 anni e di essere svedese, non possiede documenti e racconta soltanto frammenti del proprio passato. La sua identità non è ancora stata accertata e non risultano diagnosi mediche pubblicamente confermate che possano spiegare le sue difficoltà nel ricordare.

Dal terminal degli arrivi al racconto di una lite dimenticata

La presenza del giovane nello scalo napoletano era diventata familiare ai dipendenti dei negozi, agli addetti alle pulizie e al personale aeroportuale. Alcuni sostengono di averlo visto già durante l'estate, forse da luglio, mentre altri hanno cominciato a notarlo soltanto nelle ultime settimane. Trascorreva gran parte delle giornate nel terminal degli arrivi, ricevendo cibo e indumenti da chi lavorava nell'aeroporto. Quando la struttura chiudeva durante la notte, era costretto a cercare riparo all'esterno. Il suo comportamento, descritto come riservato e tranquillo, aveva inizialmente attirato poca attenzione.

Nel corso dei colloqui con i giornalisti, il ragazzo ha cominciato a riferire alcuni particolari della propria storia. Ha raccontato di essere arrivato in Italia come turista, passando per Roma, e ha accennato a un'aggressione o a una colluttazione, senza riuscire a precisarne con sicurezza il luogo e le circostanze. A Repubblica ha dichiarato di stare iniziando a ricordare qualcosa, ma i suoi racconti rimangono frammentari e non verificati. Fra le poche richieste rivolte alle persone che lo aiutavano c'era quella di un paio di scarpe nuove, perché quelle che indossava gli provocavano dolore.

Il caso è arrivato all'attenzione del console onorario di Svezia, Pierluigi Petrone, dopo una segnalazione ricevuta il 15 ottobre. Il diplomatico ha incontrato il ragazzo e gli ha acquistato un giubbotto per proteggerlo dal freddo. Anche l'ambasciata svedese in Italia e la polizia di frontiera hanno avviato accertamenti per identificarlo. Secondo la ricostruzione pubblicata da Repubblica, non sarebbero emerse denunce di scomparsa riconducibili con certezza alla persona che si presenta con questo nome. La mancanza di documenti rende più difficile stabilire anche la sua effettiva nazionalità.

Come funziona la memoria e perché si può dimenticare la propria identità

La vicenda solleva una domanda precisa: è possibile dimenticare il proprio passato e conservare altre conoscenze? La risposta è sì, perché la memoria umana non funziona come un archivio unico nel quale tutti i ricordi vengono conservati e recuperati nello stesso modo. La memoria autobiografica riguarda gli avvenimenti vissuti personalmente, le esperienze e la storia individuale. La memoria semantica permette invece di ricordare parole, concetti e conoscenze generali, mentre quella procedurale interviene nelle abilità apprese, come camminare, nuotare o andare in bicicletta.

Questi sistemi possono essere compromessi in misura diversa. Una persona può avere grandi difficoltà a ricostruire episodi della propria vita e continuare a parlare normalmente, riconoscere gli oggetti e svolgere attività quotidiane. La Cleveland Clinic spiega che le amnesie non cancellano necessariamente le capacità motorie e le abilità già acquisite, perché il loro funzionamento coinvolge circuiti cerebrali differenti da quelli utilizzati per ricordare gli eventi personali. Non ricordare un episodio, inoltre, non significa automaticamente che il ricordo sia stato completamente eliminato.

In medicina si distingue anche tra amnesia retrograda e amnesia anterograda. La prima riguarda la difficoltà a recuperare ricordi precedenti a un determinato evento; la seconda compromette soprattutto la capacità di formare nuovi ricordi. Le alterazioni della memoria possono avere cause differenti, fra cui traumi cranici, disturbi neurologici, effetti di sostanze e particolari condizioni psicologiche. Per comprendere l'origine di una perdita significativa dei ricordi sono necessari una valutazione clinica e, quando indicato, esami specifici. Non è possibile attribuire una di queste condizioni al giovane sulla base delle sue dichiarazioni pubbliche.

Che cos'è l'amnesia dissociativa e quali verifiche servono

Un fenomeno studiato dalla psichiatria è l'amnesia dissociativa, caratterizzata dall'incapacità di recuperare importanti informazioni personali, spesso in relazione a esperienze traumatiche o situazioni di forte stress. Il Manuale MSD distingue forme localizzate, nelle quali il vuoto di memoria riguarda un periodo preciso, forme selettive, che interessano soltanto determinati aspetti di un'esperienza, e forme generalizzate, nelle quali possono essere compromessi il ricordo della propria identità e della storia personale. Quest'ultima manifestazione è considerata rara.

In alcuni casi l'amnesia dissociativa può accompagnarsi a spostamenti o viaggi che la persona successivamente fatica a ricostruire. La condizione viene descritta come fuga dissociativa, ma la presenza di un individuo disorientato lontano da casa non è sufficiente per formulare questa diagnosi. L'American Psychiatric Association sottolinea che le difficoltà nel ricordare devono essere distinte dalla normale dimenticanza. Gli specialisti devono inoltre escludere altre possibili spiegazioni, comprese lesioni cerebrali, crisi epilettiche ed effetti di farmaci o sostanze.

Il recupero dei ricordi può avvenire gradualmente, ma non costituisce di per sé una prova che gli episodi riferiti corrispondano esattamente a quanto accaduto. Anche le memorie riaffiorate possono contenere errori o elementi non confermati. Le indicazioni cliniche del Manuale Merck evidenziano per questo la necessità di confrontare i racconti con riscontri indipendenti, quando possibile. Nel caso di una persona che riferisce vuoti autobiografici, l'ambiente protetto e il sostegno professionale possono essere importanti, senza forzare la ricostruzione del passato attraverso domande insistenti.

Per il ragazzo che aveva trovato rifugio a Capodichino, l'intervento del Comune è arrivato in coincidenza con la chiusura dell'aeroporto per i lavori programmati nel mese di novembre. L'assessora alle Politiche sociali Chiara Marciani ha confermato che il giovane ha collaborato con gli operatori e ha accettato il trasferimento appena gli è stato proposto. La struttura che lo ospita si trova in via Giuseppe de Blasiis, nel centro storico di Napoli, e offre un luogo in cui dormire dopo il periodo trascorso tra gli spazi dello scalo aeroportuale.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.