Pippo Baudo, l’addio della Rai tra ricordi e un sogno incompiuto
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La Rai ha dedicato uno speciale del Tg2 a Pippo Baudo, scomparso il 16 agosto all’età di 89 anni, ripercorrendo la carriera di un uomo che ha scritto pagine indelebili della televisione italiana. Mara Venier e Renzo Arbore, tra i volti più cari al presentatore, hanno ricordato l’artista poliedrico, lo showman capace di reinventare il Festival di Sanremo e di lanciare talenti, ma anche l’uomo che, nonostante i successi, non perse mai l’umiltà di chi sapeva rialzarsi dopo un fallimento.
Come accadde nel 1997, quando Baudo si ritrovò a recitare davanti a una platea quasi deserta. Al Teatro Smeraldo di Milano, durante lo spettacolo L’uomo che inventò la televisione, i presenti si contavano sulle dita di una mano. Lui, però, andò avanti senza esitazione, dimostrando quella stessa determinazione che lo aveva portato a diventare un’icona. «Era un professionista totale», ha sottolineato Arbore, «uno che non mollava mai, nemmeno quando il pubblico sembrava voltargli le spalle».
Antonio De Luca, medico e amico di famiglia, ha raccontato gli ultimi giorni di Baudo, trascorsi tra silenzi e sofferenze, ma anche con la lucidità di chi custodiva ancora progetti. «Parlava poco, ma teneva vivo il desiderio di tornare in tv», ha spiegato De Luca dal Campus Bio Medico di Roma. Tra i sogni rimasti nel cassetto, c’era un programma da condurre insieme ad Arbore, un’idea mai realizzata che avrebbe unito due pilastri dell’intrattenimento italiano.
Dai primi anni alla Rai, quando dovette affrontare le rivalità di Mike Bongiorno, Corrado e Maurizio Costanzo, fino all’apoteosi di Sanremo, Baudo ha vissuto una carriera costellata di aneddoti. In un’intervista riproposta dal Corriere della Sera, rivelò persino un curioso episodio con Padre Pio: «Mi cacciò urlando "Iatevenne!"», confessò con il solito humour. Ma quelle battaglie, invece di indebolirlo, lo resero più forte.




