Affluenza in caduta libera, a Mantova e provincia il voto non scalda i cuori
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La stanchezza dell’elettorato, quella che si misura con il lento trascinarsi dei piedi verso la cabina elettorale, ha segnato in modo indelebile la tornata amministrativa che ha chiuso i battenti lunedì 25 maggio. Nel capoluogo virgiliano, dove si attende il successore di Mattia Palazzi dopo due mandati, l’affluenza definitiva si è fermata al 52,55%: quasi dieci punti percentuali in meno rispetto al 61,38% del 2020.
Un dato, questo, che replica fedelmente – e in modo quasi speculare – il calo registrato a livello provinciale, dove il dato aggregato dei sei comuni chiamati alle urne (Mantova, Viadana, Curtatone, Castel d’Ario, Monzambano e Gazzuolo) si è assestato sul 53,50%.
Il flop di Gazzuolo e l’anomalia di Monzambano
Se il dato generale racconta di un elettorato disincantato, la fotografia scattata comune per comune rivela disparità profonde. Il fanalino di coda provinciale è Gazzuolo, il centro che alle urne si presentava in una condizione atipica dopo il commissariamento per la crisi politica che aveva travolto l’amministrazione uscente. Qui ha votato appena il 48,13% degli aventi diritto, un tonfo netto rispetto al 53,80% della tornata precedente.
A Viadana, invece, il calo è stato più contenuto: si è passati dal 60,21% al 52,73%, un decremento che, sebbene consistente, appare meno traumatico se paragonato ad altre realtà. L’unica eccezione, la nota positiva in un quadro dominato dal grigio dell’astensionismo, arriva da Monzambano. Il piccolo centro ha fatto registrare l’affluenza più alta del Mantovano, toccando il 60,91% (nonostante anche qui si registri una flessione rispetto al 69,79% del 2020).
Le urne si chiudono, lo spoglio inizia
Lunedì alle 15, dopo due giorni di consultazioni (apertura domenicale dalle 7 alle 23 e riapertura nella giornata odierna dalle 7 alle 15), i seggi hanno chiuso i battenti per dare il via allo scrutinio.
L’attenzione politica è tutta concentrata su Mantova, dove cinque candidati – Andrea Murari (centrosinistra sostenuto da una coalizione che include Pd, Azione, Avs e civiche), Raffaele Zancuoghi (centrodestra con Lega, FdI e Forza Italia), Luca De Marchi (lista civica di destra), Mirko Gragnato (M5S) ed Emanuele Bellintani (civica di sinistra radicale) – si giocano la poltrona lasciata vacante da Palazzi. I giochi, ovviamente, non sono ancora chiusi.
Qualora nessun candidato dovesse superare la soglia del 50% (o il 40% con uno scarto di almeno 10 punti sulla seconda coalizione, a seconda delle specifiche leggi locali), si tornerà alle urne domenica 7 e lunedì 8 giugno per il temuto ballottaggio.
La mappa della partecipazione lombarda
Allargando lo sguardo all’intera regione, il dato delle 23 di domenica aveva già suonato come un campanello d’allarme impossibile da ignorare: in Lombardia l’affluenza è crollata al 41,30%, ben al di sotto del 49,01% della precedente tornata. Nella sola provincia di Mantova, alla stessa ora, aveva votato il 41,10% contro il 47,92% del passato. Una emorragia di consensi che non risparmia nessuno schieramento e che fotografa un malessere profondo, quello di un corpo elettorale che sembra aver smarrito la bussola dell’interesse per la gestione della cosa pubblica.
Ora, mentre gli scrutatori smistano le schede nei 46 seggi del capoluogo e in quelli degli altri centri, non resta che attendere i numeri definitivi per capire se l’eredità di Palazzi – che nel 2020 vinse con il 70,75% – sarà raccolta da un singolo al primo colpo o se i giochi rimarranno sospesi per un’altra settimana.




