La perizia su Olena Stasiuk: «Parzialmente capace di intendere» e il padre parla di una tragedia annunciata
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Redazione Interno
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L’aula del Tribunale di Trieste, quella stessa dove si celebra l’incidente probatorio per la morte di Giovanni, il bambino di 9 anni ucciso a coltellate dalla madre, ha ascoltato oggi il verdetto degli esperti. Olena Stasiuk, la 55enne ucraina fermata per omicidio volontario pluriaggravato, al momento del fatto – avvenuto a Muggia lo scorso 12 novembre – non era completamente incapace di intendere e di volere, ma presentava una «parziale» alterazione delle facoltà mentali. A stabilirlo è stata la consulenza psichiatrica depositata dal perito Luigi Di Gennaro, i cui esiti sono stati illustrati nel corso dell’udienza davanti al gip Francesco Antoni. «È stato riscontrato un disturbo di tipo paranoide grave, risalente all’adolescenza, con aspetti secondari e tratti borderline», ha dichiarato l’avvocato Giorgio Altieri, legale del padre Paolo Trame, al termine della camera di consiglio.
Quel «vizio parziale» che tiene aperta la prospettiva processuale
La valutazione, frutto di approfondimenti che hanno richiesto trenta giorni supplementari rispetto ai termini ordinari, arriva a una conclusione sottile ma decisiva: l’aspetto volitivo della donna – ossia la capacità di autodeterminarsi – risultava integro nonostante il quadro psicopatologico. Tradotto nel lessico giudiziario, ciò significa che per Olena Stasiuk si profila una semi-infermità di mente, una condizione che non esclude la responsabilità penale ma che, in caso di condanna, potrebbe tradursi in uno sconto di pena. Il pubblico ministero Alessandro Perogio, titolare del fascicolo, dovrà ora decidere se chiedere il rinvio a giudizio: un passo che appare probabile, visto che la perizia stessa non parla di totale incapacità.
Le parole del padre, un dolore che diventa accusa
Al di là delle formule tecniche, il dramma si consuma anche nella sfera più intima dei familiari. Paolo Trame, padre del piccolo Giovanni, ha affidato ai propri legali – lo studio Tonucci & partners – una lettura amara della vicenda. «Un omicidio che si poteva prevedere», ha ribadito l’avvocato Altieri, suggerendo come il contesto di incontri non protetti tra madre e figlio, nonché la storia psichiatrica nota della donna, avrebbero dovuto far scattare meccanismi di prevenzione. Nelle sue dichiarazioni a margine dell’udienza – rese senza enfasi ma con il peso di un lutto che non concede retorica – traspare la convinzione che la tragedia di Muggia portasse con sé elementi annunciati, rimasti però inascoltati.
Un profilo complesso tra paranoia e tratti borderline
La consulenza firmata da Di Gennaro non si limita a classificare il grado di capacità. Restituisce il ritratto di una personalità segnata da un disturbo paranoide grave, strutturato fin dall’adolescenza, al quale si sovrappongono altre componenti secondarie e una fragilità di tipo borderline. Nessuna concessione a semplificazioni: la donna, quando ha inferto le coltellate al figlio di 9 anni, agiva con una parziale capacità di controllo, ma non in uno stato di totale abolizione della coscienza. È questa la linea che separa un’eventuale infermità totale (e la conseguente non punibilità) da una condanna penale con attenuanti. La Procura dovrà valutare se chiedere nuove perizie o se ritenere esaustivo il quadro emerso.
L’attesa per la decisione del pm e il senso di un procedimento delicato
Il fascicolo resta nelle mani del pm Perogio, che ha seguito ogni fase dell’indagine – da quella sul luogo del delitto, un’abitazione di Muggia dove la madre riceveva il figlio in momenti stabiliti, fino all’esame dei referti medici e delle testimonianze raccolte dai carabinieri. La pronuncia sulla richiesta di rinvio a processo non è immediata: la procura triestina valuterà la portata della seminfermità e se questa debba avere riflessi sulla misura cautelare eventualmente in atto. Quel che appare chiaro, al termine dell’udienza di oggi, è che il tribunale si muove lungo il crinale sottile tra la complessità patologica dell’imputata e la brutale materialità di un coltello che ha spento una vita di 9 anni.




