Olena Stasiuk, le segnalazioni ignorate e lo smartwatch che non ha salvato Giovanni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   “Ho paura, la mamma mi stava strozzando”: sono le parole, secche e tremanti, che il piccolo Giovanni consegnò ai carabinieri nel giugno del 2023, mimando con le mani il gesto che lo aveva terrorizzato. Quel racconto, custodito insieme a molti altri negli atti dell’avvocata Gigliola Bridda, rappresenta uno dei tanti segnali, purtroppo non sufficientemente colti, che hanno preceduto la tragedia. La paura del bambino, che descriveva con precisione l’essere stato afferrato al collo dalla madre con entrambe le mani, costituiva un campanello d’allarme di una violenza che, da verbale, si è poi tragicamente materializzata.

Il dispositivo di sicurezza

Consapevole delle minacce esplicite rivolte dalla donna al figlio, il padre di Giovanni, Paolo Trame, aveva cercato di correre ai ripari con un regalo che andava oltre l’affetto: uno smartwatch, acquistato d’accordo con l’avvocata Bridda per il compleanno del bambino l’anno scorso. Quell’oggetto, un comune orologio con funzioni di allarme e chiamata d’emergenza, era stato concepito come un cordone ombelicale digitale, un modo per garantire al bambino un contatto immediato con il genitore in caso di pericolo. Non è dato sapere, tuttavia, se Giovanni lo indossasse la sera in cui la madre, Olena Stasiuk, gli ha tolto la vita; c’è il fondato sospetto che la donna glielo abbia impedito, vanificando l’ultimo, disperato tentativo di proteggerlo.

Il dolore e la memoria

Davanti al portoncino della casa dove si è consumato il delitto, intanto, continuano a accumularsi i messaggi di cordoglio. “Resterai per sempre nei nostri cuori”, si legge su uno di essi, accompagnato da giocattoli e mazzi di fiori che testimoniano uno sgomento collettivo. Anche all’ingresso della scuola slovena frequentata dal bambino sono state deposte testimonianze analoghe, mentre il padre, chiuso in un dolore insondabile, ha fatto sapere di non voler rilasciare alcuna dichiarazione, preferendo un silenzio che parla più di tante parole.

Le indagini e i precedenti

L’attenzione delle forze dell’ordine e della magistratura si concentra ora sulla ricostruzione meticolosa di tutto ciò che ha condotto a quella notte. Gli elementi a disposizione, tra cui spiccano le numerose segnalazioni e i verbali che raccoglievano le paure del bambino, disegnano un quadro di allarmi ripetuti, alcuni dei quali risalenti a ben prima dell’estate del 2023. La dinamica dell’aggressione descritta allora dal piccolo, con le mani della madre strette attorno al suo collo, appare oggi come una sinistra prefigurazione di un epilogo che un sistema di protezione, nonostante gli sforzi paterni, non è riuscito a scongiurare.

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