Uccide il figlio: il bambino aveva uno smartwatch per le emergenze
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Redazione Interno
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La tragica morte del piccolo Giovanni, ucciso dalla madre a Muggia, porta con sé un dettaglio che accresce il profondo senso di angoscia che circonda l’intera vicenda. Il padre del bambino, un operaio che lavora al Sincrotrone, gli aveva regalato, d’accordo con la propria avvocata Gigliola Bridda, uno smartwatch proprio per permettergli di chiamarlo in caso di pericolo. Quell’oggetto, un dono per il compleanno dell’anno scorso, doveva rappresentare un cordone ombelicale digitale, una garanzia di sicurezza in un contesto familiare che, a quanto emerge, era già segnato da tensioni e paure. Non è dato sapere, come riportano le indagini, se il bambino lo avesse al polso nella serata del 12 novembre, quando la madre, Olena Stasiuk, ha posto fine alla sua vita di nove anni.
I segnali d'allarme e il racconto delle violenze
Il caso di Olena Stasiuk, la quale aveva annunciato in passato la possibilità di compiere un gesto così estremo, era stato segnalato più volte, e dagli atti giudiziari emerge un quadro di precedenti inquietanti. Risulta, infatti, una denuncia per maltrattamenti e lesioni, la quale contiene il racconto dello stesso bambino che descrisse un presunto tentativo di strangolamento da parte della madre. “La mamma mi ha preso per il collo, stringendolo con entrambe le mani”, avrebbe dichiarato Giovanni, una testimonianza che, unita ad altri elementi, delinea una situazione di vulnerabilità della quale le istituzioni sociali erano a conoscenza da diverso tempo, sebbene gli sviluppi successivi abbiano condotto a un epilogo che nessuno è riuscito a scongiurare.
Il cordoglio silenzioso e i messaggi di affetto
Davanti al portoncino della casa dove si è consumata la tragedia, e persino all’ingresso della scuola slovena frequentata dal bambino, continuano a essere portati fiori, giocattoli e biglietti. “Resterai per sempre nei nostri cuori”, si legge in uno dei tanti messaggi lasciati da chi vuole esprimere la propria partecipazione al lutto. Una collettività, quella del luogo, che si stringe attorno al ricordo di Giovanni, mentre il padre, chiuso in un dolore che non ammette mediazioni, ha fatto sapere di non voler rilasciare alcuna dichiarazione o intervista, preferendo un riserbo che rispetta la profondità della sua perdita.
L'inchiesta e il peso di un regalo simbolo
Lo smartwatch, che oggi assume il valore amaro di un simbolo, rimane al centro delle riflessioni sull’accaduto, poiché rappresenta la materializzazione della preoccupazione paterna. Quel dispositivo, scelto con l’avvocata Bridda, non era un semplice oggetto tecnologico, bensì l’estrema risposta a un clima di paura che il bambino stesso aveva manifestato. Le indagini, che proseguono per ricostruire con precisione ogni dinamica, dovranno anche accertare le responsabilità e le eventuali lacune in un sistema di protezione che, nonostante gli allarmi, non è riuscito a proteggere Giovanni da chi avrebbe dovuto prendersene cura.




