Esplosione a Calenzano, la rabbia degli operai e le denunce ignorate

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A Calenzano, in provincia di Firenze, un'esplosione devastante ha scosso il deposito Eni, causando la morte di quattro lavoratori e lasciando un altro disperso. Gli operai, visibilmente sconvolti, hanno espresso la loro rabbia e frustrazione, rivelando che i problemi di sicurezza erano stati segnalati già nel 2021, ma le loro preoccupazioni erano state ignorate. "Ci avevano solo messo una pezza", raccontano, sottolineando come le misure adottate fossero insufficienti a prevenire tragedie di questa portata.

Il sindaco di Calenzano, Giuseppe Carovani, ha dichiarato che il deposito Eni deve essere spostato, poiché la sua attuale collocazione è oggettivamente critica. Carovani, che ha ricoperto il ruolo di sindaco dal 1999 al 2009 e nuovamente dal giugno 2024, ha ribadito la necessità di prendere decisioni diverse riguardo alla posizione del deposito, evidenziando l'impossibilità di continuare con l'infrastruttura nella sua attuale ubicazione.

Gli operai hanno inoltre denunciato la presenza di lavoratori esterni che entrano nel deposito, aumentando il rischio di incidenti. "L'altro giorno stavano demolendo una cisterna mentre il deposito era in attività", raccontano, evidenziando come queste operazioni comportino un rischio scintilla altissimo. La tragedia ha portato alla luce le gravi carenze nelle misure di sicurezza e la mancanza di interventi adeguati da parte delle autorità competenti.

I soccorritori hanno ritrovato i corpi delle vittime nell'area della pensilina di carico, mentre le ricerche continuano per trovare il lavoratore disperso.

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