Esplosione a Calenzano, indagini e proteste
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
A nove giorni dall'esplosione nel deposito Eni di Calenzano, che ha causato la morte di cinque persone e il ferimento di altre ventisei, due delle quali in gravi condizioni, la protesta di Etruria 14 si fa sentire con forza. "Costruire accanto a una bomba a orologeria è pura follia", recita lo striscione lasciato davanti al Palazzo comunale di Calenzano. L'associazione, pur evitando di fare mera propaganda su una tragedia di tali dimensioni, chiede e pretende di sapere chi ha autorizzato la costruzione in prossimità di uno stabilimento che avrebbe dovuto essere lontano da edifici e abitazioni.
Nel frattempo, la commissione parlamentare d'inchiesta del Senato, composta dal presidente Tino Magni (Avs), Susanna Camusso (Pd) e Paola Mancini (Fdi), ha annunciato l'apertura di un'istruttoria a gennaio, con le prime audizioni che coinvolgeranno proprio l'Eni. La Procura, dal canto suo, ha concluso le perquisizioni nel deposito dell'esplosione, acquisendo computer, regolamenti e altri documenti. Lunedì sera sono stati portati via gli ultimi cartoni sigillati, contenenti email, scambi di messaggi e fogli appesi alle pareti, fermati nel tempo alle 10.20 di lunedì 9 dicembre, l'istante della strage.
Il corpo di Davide Baronti, l'autotrasportatore di 49 anni originario della provincia di Novara ma residente a Bientina, vittima dell'esplosione, è stato dissequestrato e oggi, mercoledì 18 dicembre, sarà esposto nella cappella del commiato dell'agenzia funebre L'Angelo, dove si terrà il funerale nella Chiesa di Santa Maria Assunta




