Stellantis, crisi e proteste a Pomigliano d'Arco
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Redazione Interno
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La crisi dell'indotto Stellantis, che ha colpito duramente il settore automobilistico italiano, si è ulteriormente aggravata con la decisione di non rinnovare gli appalti per il 2025. A Pomigliano d'Arco, la situazione è particolarmente critica: 90 lavoratori della Trasnova perderanno il posto di lavoro entro la fine dell'anno, una notizia che ha scatenato proteste e manifestazioni.
Il professor Raffaele Trequattrini, intervenuto ad Unindustria, ha sottolineato come il futuro delle imprese e dei lavoratori sia a rischio, richiamando l'urgenza di agire senza nascondersi dietro il linguaggio politico. Le dimissioni del CEO Tavares sono state interpretate come un segnale di discontinuità necessario per affrontare la crisi, ma le tensioni tra i sindacati e i lavoratori non accennano a diminuire.
A Cassino, la situazione non è meno drammatica: gli operai della fabbrica non solidarizzano con i colleghi delle ditte esterne licenziate, ignorando la loro protesta. Le organizzazioni sindacali, inizialmente unite nello sciopero, si sono poi divise: la Fim si è sfilata, mentre Uilm e Cub hanno litigato, lasciando la Fiom in silenzio.
Franco Mari (AVS), presente al presidio dei lavoratori, ha criticato duramente l'assenza di politiche industriali efficaci e la volontà del governo di non agganciare la transizione energetica, sottolineando come le crisi siano innumerevoli e i posti di lavoro continuino a diminuire.




