Il presidente dei Lego e la taco narrative: l’Iran sfida Trump sul campo digitale

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il video, che in meno di ventiquattr’ore ha già collezionato milioni di visualizzazioni, mostra un Donald Trump improbabile: lo si vede dormire, poi sognare di premere un bottone rosso – con la complicità dei paesi del Golfo – e infine distruggere ponti e infrastrutture energetiche dell’Iran. Ma ecco il colpo di scena, reso possibile dall’intelligenza artificiale: il presidente si sveglia, piange, stringe tra le mani un taco e firma i dieci punti proposti dai pasdaran. Non è un episodio isolato, bensì l’ultimo, in ordine di tempo, di una lunga serie di contenuti di propaganda iraniana (e più in generale anti-Usa e anti-Israele) che stanno riscrivendo le regole della guerra moderna. Perché, se un tempo si combatteva con i missili balistici, oggi si fa largo uso di piccoli personaggi di plastica in stile cartoon.

L’offensiva digitale che parte da Teheran

A realizzare questo specifico materiale – rimosso da Youtube ma ancora ampiamente circolante su altre piattaforme – è il gruppo Explosive Media, che ha confezionato una clip generata con l’intelligenza artificiale incentrata sulla cosiddetta “TACO narrative”. L’acronimo, spiegano gli analisti che seguono il fenomeno, sta per “Trump Always Chickens Out” (“Trump si tira sempre indietro”). E non si tratta di un caso isolato: l’Iran ha lanciato una massiccia offensiva digitale, sfruttando l’estetica riconoscibile dei mattoncini Lego per veicolare messaggi di distruzione, umiliazione e propaganda politica. Un’arma sottile, quella della satira animata, capace di aggirare i tradizionali filtri dell’informazione e di arrivare dritta a un pubblico globale, giovane e frammentato.

La reazione dei democratici e la richiesta di rimozione

Mentre il video impazza sui social – superando il miliardo di clic complessivi per l’intera campagna – dall’altra parte dell’Atlantico si alzano voci critiche, e non solo contro Teheran. La deputata democratica Alexandria Ocasio-Cortez, intervenuta dopo l’annuncio della tregua con l’Iran, ha attaccato duramente Trump nonostante l’accordo per il cessate il fuoco fosse stato raggiunto. «La sua dichiarazione – ha dichiarato – non cambia nulla. Il presidente ha minacciato un genocidio contro il popolo iraniano e continua a brandire la minaccia. Deve essere rimosso». Parole pesanti, che si inseriscono in un coro crescente: c’è chi, all’interno dello stesso arco democratico, arriva a definirlo «pazzo» e chiede la destituzione. L’accusa di fondo è quella di aver tenuto fede al proprio soprannome, cambiando idea anche sul dossier iraniano con una rapidità che molti giudicano preoccupante.

Mosca e le ombre dietro la propaganda Lego

Non mancano, infine, le ipotesi di regia esterna. Alcune inchieste aperte sui canali di disinformazione suggeriscono che, dietro la propaganda iraniana in stile Lego, ci sia la mano di Mosca. L’indagine – ancora in corso – cerca di ricostruire i flussi finanziari e le connessioni tecniche tra le pagine che hanno diffuso i video e alcune strutture legate alla comunicazione strategica russa. La guerra moderna, insomma, non si combatte più solo con i missili balistici, ma anche con algoritmi, estetiche virali e personaggi di plastica. E il presidente degli Stati Uniti, da più di un anno alla Casa Bianca dopo la rielezione, si ritrova così al centro di una narrazione che lo dipinge incerto, piagnucoloso e, infine, arreso. Una rappresentazione, certo, ma che centinaia di milioni di utenti nel mondo hanno già visto, condiviso e, in qualche modo, interiorizzato.

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