Trump rilancia la sfida all’Iran: «Controllo esterno sul nucleare o saremo costretti ad agire»
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Donald Trump, che oggi guida di nuovo gli Stati Uniti, ha riportato al centro della scena internazionale il nodo irrisolto del programma atomico iraniano. In un intervento asciutto e carico di implicazioni, il presidente ha dichiarato che Washington chiederà un monitoraggio esterno sulle attività nucleari di Teheran, affidandolo all’Aiea o direttamente agli Stati Uniti. «Non esiteremo a usare la forza», ha aggiunto, «se scopriremo che l’Iran ha mantenuto la capacità di arricchire l’uranio». Un’offerta da 30 miliardi per riaprire il dialogo, avanzata in precedenza, è stata ritirata dopo la risposta di Ali Khamenei, definita da Trump «piena di rabbia e disgusto», nonostante la mossa avesse di fatto evitato un’escalation.
La postura aggressiva della Casa Bianca non è nuova, ma assume contorni più netti in un contesto segnato da tensioni crescenti. Trump, che nel suo stile diretto ha parlato di possibili «bombardamenti», ribadisce una linea già tracciata: la trattativa, se mai riprenderà, passerà attraverso concessioni stringenti. Teheran, dal canto suo, continua a negare ogni violazione degli accordi, mentre le parole del leader supremo hanno alimentato una retorica di sfida che lascia poco spazio a mediazioni.
Intanto, un’altra crisi scuote il Medio Oriente. A Gaza, dove la guerra prosegue da mesi, le condizioni della popolazione raggiungono livelli insostenibili. Un’inchiesta di Haaretz descrive una realtà in cui la violenza è diventata routine, e la sopravvivenza una lotta quotidiana. I racconti dei civili, costretti a nascondere aiuti alimentari sotto i vestiti per sfuggire ai controlli, dipingono un quadro di disperazione silenziosa. I cancelli aperti per gli approvvigionamenti si trasformano in trappole: la calca, gli spari, la corsa affannosa per accaparrarsi qualcosa da mangiare sono scene che si ripetono senza fine.




