Il Nobel per la Chimica premia i materiali porosi che catturano l'acqua dall'aria

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il premio Nobel per la chimica, assegnato nell'ottobre del 2025, ha incoronato i tre padri fondatori di una rivoluzione silenziosa, ma destinata a segnare profondamente il nostro futuro. I loro nomi, quelli del giapponese Susumu Kitagawa, dell'inglese Richard Robson e del giordano-americano Omar Yaghi, sono ormai indissolubilmente legati allo sviluppo delle strutture metallo-organiche, note anche come Mof. Questi materiali, la cui architettura ricorda quella di un alveare o di una complessa scaffalatura molecolare, sono costruiti a piacimento, utilizzando come mattoni gli elementi della tavola periodica, in particolare metalli e leganti organici. La loro caratteristica principale, che ne definisce l'immenso potenziale, risiede nelle ampie cavità e nelle superfici interne straordinariamente estese, le quali, offrendo un'enorme area di contatto, si rivelano ideali per assorbire e trattenere molecole specifiche.

Un mondo di applicazioni possibili

Le potenzialità di questi materiali, che hanno saputo stimolare la fantasia dei chimici di tutto il mondo accelerandone esponenzialmente la ricerca, spaziano in campi apparentemente distanti tra loro. Uno degli impieghi più promettenti, in un'epoca di crescente stress idrico, è la capacità di estrarre vapore acqueo direttamente dall'atmosfera, condensandolo in acqua potabile in condizioni anche aride. Oltre a questa applicazione, che di per sé rappresenta una svolta epocale, le strutture metallo-organiche si dimostrano eccezionali filtri per purificare l'aria, catturando con alta selettività gas inquinanti e anidride carbonica, oppure per immagazzinare in sicurezza quelli utili, come l'idrogeno, aprendo così la strada a nuove forme di energia pulita.

Dall'ambiente alla medicina

La versatilità di questi composti non si esaurisce affatto nel settore ambientale. Nel campo medico, infatti, le Mof si stanno rivelando dei vettori intelligenti per il trasporto dei farmaci all'interno dell'organismo. La loro struttura porosa, che può essere progettata su misura, permette di incapsulare i principi attivi e di rilasciarli in modo controllato, esattamente nel tessuto malato e nel momento più opportuno, massimizzando l'efficacia della terapia e minimizzandone, al contempo, gli effetti collaterali. Si tratta di un approccio che promette di personalizzare profondamente le cure, trasformando le strategie terapeutiche per numerose patologie.

La visione dei pionieri

Come sottolineato da Marco Taddei, professore di chimica all'Università di Pisa, è stata proprio la possibilità di disegnare un'infinità di strutture a piacimento a decretare il successo di questi materiali. L'architettura molecolare, concepita e perfezionata dai tre vincitori, ha infatti consentito alla chimica reticolare di esplorare territori inediti, spingendo la disciplina verso direzioni inaspettate. Il loro lavoro, che ha gettato le basi per una nuova classe di materiali, non ha semplicemente ampl

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