Concessioni balneari, la Regione Marche contro il bando del governo: «Puntare sulla qualità, non sul rialzo dei canoni»

Concessioni balneari, la Regione Marche contro il bando del governo: «Puntare sulla qualità, non sul rialzo dei canoni»
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
INTERNO Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Interno Redazione Interno   -   La Regione Marche alza la voce contro il bando-tipo nazionale sulle concessioni demaniali marittime. La posizione è stata espressa dall'assessore al Turismo Roberta Frisoni, al termine di un confronto tecnico con i rappresentanti del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sul documento destinato a uniformare le procedure di gara per l'affidamento delle concessioni balneari.

«Un principio per noi è molto chiaro: non possono essere scaricate in maniera confusa a Regioni e Comuni adempimenti, responsabilità o decisioni che per loro natura e competenza devono trovare una chiara definizione a livello statale», sottolinea Frisoni. Il bando-tipo, secondo l'assessore, «deve servire esattamente al contrario: costruire una cornice nazionale chiara e omogenea, dentro la quale le amministrazioni possano operare con certezza».

Il nodo dei canoni e la richiesta di flessibilità

Il punto più contestato riguarda i criteri di valutazione delle offerte. «Ribadiamo la nostra contrarietà a criteri che attribuiscano punteggi sulla base dell'aumento del canone. La competizione deve misurarsi innanzitutto sulla qualità dei progetti, dei servizi e degli investimenti», afferma ancora Frisoni. La richiesta è che, all'interno di una cornice nazionale definita, «sia lasciata ai Comuni la necessaria flessibilità per declinare i bandi sulla base delle caratteristiche e delle esigenze dei diversi territori».

La questione del rialzo dei canoni è particolarmente sentita dagli operatori del settore. Il meccanismo del rilancio economico, anche quando limitato nel punteggio dell'offerta tecnica, rischia di favorire i soggetti dotati di maggiore capacità finanziaria a scapito di chi ha costruito nel tempo un'impresa radicata sul territorio. La posizione della Regione Marche si inserisce in un dibattito che attraversa l'intero comparto balneare italiano, dove la tensione resta alta in attesa della versione definitiva del documento ministeriale.

Il contesto del settore e le attese degli operatori

Sul fronte imprenditoriale, il direttore generale di Confcommercio Marche, Massimiliano Polacco, ha sintetizzato nei giorni scorsi l'umore della categoria: «Tutti attendono la definizione del Bando tipo nazionale, che disegnerà le nuove regole per le concessioni balneari». In un «mondo da regolamentare», ha aggiunto, «quello che chiedono gli imprenditori sono certezze». Il riferimento è a coloro che saranno interessati dall'applicazione della direttiva Bolkestein: «Vogliono capire come investire, ma anche che fine faranno gli investimenti che hanno sostenuto nel corso degli anni».

Le Marche contano ventitré Comuni costieri affacciati sull'Adriatico e circa un migliaio di concessioni balneari. Polacco ha chiesto «maggiore elasticità alle Regioni, che conoscono i territori e che possono lavorare in termini di coordinamento nei confronti dei Comuni che dovranno operare», perché «i Comuni non possono essere messi in difficoltà».

Il quadro nazionale e le incognite sul futuro delle concessioni

Il bando-tipo delineato dal ministero delle Infrastrutture prevede che le nuove concessioni abbiano una durata compresa tra cinque e venti anni. Le gare dovranno essere avviate con la pubblicazione di un bando almeno sei mesi prima della scadenza dei titoli concessori e in ogni caso entro il 30 giugno 2027. Dovrà essere garantita la continuità dei servizi durante le procedure, mentre i titoli in essere continueranno ad avere efficacia fino al subentro effettivo del nuovo concessionario.

Il documento disciplina inoltre gli indennizzi per il concessionario uscente, limitatamente agli investimenti non ammortizzati negli ultimi cinque anni, e prevede limiti alla concentrazione delle licenze.

Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha annunciato nei mesi scorsi l'intenzione di chiudere il provvedimento entro tempi rapidi, parlando di «ultimi ritocchi» in fase di definizione. Restano però aperti i nodi sollevati dalle Regioni, che chiedono di non trovarsi a gestire un quadro normativo incompleto proprio nella fase operativa in cui i Comuni saranno chiamati a bandire le gare.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.