Balneari, il bando tipo del Mit riapre il fronte delle concessioni: scadenze, indennizzi e il nodo della scarsità
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La stagione balneare si è chiusa da poche settimane e sulla costa italiana torna prepotentemente il tema delle concessioni demaniali. La bozza di decreto del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il cosiddetto bando tipo, ha riacceso un dibattito che si trascina da quasi vent'anni e che ruota attorno all'applicazione della direttiva Bolkestein, la norma europea sulla libera concorrenza approvata nel 2006.
Il testo, ancora provvisorio e suscettibile di modifiche, è stato presentato in Conferenza unificata e dovrà guidare i Comuni nella messa a gara delle spiagge italiane, con l'obiettivo dichiarato di promuovere condizioni omogenee di affidamento delle concessioni demaniali su tutto il territorio nazionale.
Il calendario delle gare e la durata delle nuove concessioni
Il cronoprogramma è definito con precisione. I bandi di gara dovranno essere pubblicati dagli enti concedenti almeno sei mesi prima della scadenza dei titoli in essere e, in ogni caso, non oltre il 30 giugno 2027. Le procedure dovranno poi chiudersi entro il 30 settembre dello stesso anno, termine ultimo per la riassegnazione delle concessioni, senza possibilità di ulteriori proroghe. Solo in casi motivati ed eccezionali è previsto uno slittamento a marzo 2028.
Le nuove concessioni avranno una durata compresa tra cinque e venti anni, un arco temporale che i Comuni potranno calibrare in base alle caratteristiche dei progetti presentati o legare all'ammortamento degli investimenti che il privato intende realizzare.
La bozza del bando tipo è organizzata in venti sezioni e indica i criteri che le stazioni appaltanti dovranno rispettare. Il criterio di aggiudicazione è quello dell'offerta economicamente più vantaggiosa, individuata sulla base del miglior rapporto qualità-prezzo, con la possibilità di prevedere punteggi premiali per le piccole e medie imprese o per le imprese che applicano clausole sociali volte a garantire la stabilità occupazionale.
Sono previsti limiti alla concentrazione delle licenze: uno stesso soggetto non potrà partecipare a un numero illimitato di lotti, e le offerte presentate da concorrenti che già detengono il numero massimo di concessioni previsto per ciascuna tipologia non saranno ammesse.
Indennizzi e valorizzazione dell'azienda: il punto critico
Il capitolo più contestato riguarda gli indennizzi per i concessionari uscenti. Secondo la bozza, il nuovo concessionario subentrante dovrà riconoscere al gestore uscente una cifra pari al valore degli investimenti effettuati e non ancora ammortizzati al termine della concessione, compresi quelli realizzati in conseguenza di eventi calamitosi. Il documento parla anche di un'equa remunerazione sugli investimenti effettuati negli ultimi cinque anni, da quantificare attraverso una perizia disposta dall'ente concedente prima della pubblicazione del bando.
Gli operatori del settore, però, considerano questo meccanismo insufficiente: la richiesta, avanzata da mesi nelle sedi preposte, è che venga tenuto conto del valore aziendale delle concessioni, soprattutto per quelle gestite da anni e per le quali gli imprenditori hanno acceso mutui e continuato a investire nel tempo.
La questione degli indennizzi è stata recentemente affrontata anche dal Consiglio di Stato, che con la sentenza 6539 del 2026 ha chiarito come il diritto all'indennizzo non sia automatico né forfettizzabile. Il riconoscimento è subordinato alla prova dell'esistenza di investimenti effettuati e non ancora ammortizzati, e l'onere probatorio ricade interamente sul concessionario uscente.
La stessa pronuncia ha precisato che il termine del 30 settembre 2027 costituisce un limite massimo e non una proroga garantita: i Comuni devono avviare le gare senza indugio e, qualora le procedure si concludano prima, le concessioni in essere potranno cessare anticipatamente.
La scarsità della risorsa e il rischio di una raffica di ricorsi
Un passaggio della bozza che ha riscosso particolare interesse tra gli operatori riguarda la valutazione della scarsità della risorsa. Il testo prevede che spetti in primo luogo all'ente concedente determinare se le aree affidabili in concessione siano in numero limitato per via della scarsità delle risorse naturali. Si tratta di un aspetto decisivo, perché la direttiva Bolkestein si applica solo laddove sussista effettivamente questa condizione.
Se a livello nazionale la percentuale di spiaggia in concessione è stimata attorno al 33%, il dato potrebbe variare sensibilmente su scala locale, e la giurisprudenza europea ha indicato che la valutazione va condotta combinando un approccio generale e astratto con un'analisi caso per caso del territorio costiero.
Nella Riviera del Conero, dove la stagione balneare si è appena conclusa, l'attenzione è già rivolta alle prossime mosse. A Numana e Sirolo la maggior parte dei Comuni aveva rinnovato le concessioni con scadenza al 2033, facendo leva su una prima decisione giurisdizionale, e ora l'applicazione del bando tipo potrebbe aprire scenari complessi. L'auspicio, espresso da più parti, è che il quadro normativo definitivo arrivi rapidamente per evitare che i Comuni procedano in ordine sparso, con un'ampia discrezionalità che rischia di generare contenziosi.
La fase transitoria è già delineata: i titoli in essere continueranno ad avere efficacia fino al subentro effettivo del nuovo concessionario, e andrà garantita la continuità dei servizi durante lo svolgimento delle gare.
Le reazioni delle categorie e il confronto in corso
A Grosseto, nella sede di Confartigianato Imprese, si è tenuto un incontro tra i concessionari degli stabilimenti balneari e i consulenti legali e fiscali dell'associazione. Sul tavolo, con l'avvicinarsi dell'avvio dei bandi, le incertezze che riguardano le regole da seguire e i criteri di valutazione dei progetti. Il coordinatore delle categorie, Emiliano Calchetti, ha evidenziato la stretta correlazione tra le problematiche dei balneari, il futuro economico delle imprese dell'indotto e la tenuta dell'intero comparto turistico.
La richiesta di un quadro normativo chiaro è stata ribadita anche a livello nazionale: il presidente del Sindacato Italiano Balneari di Fipe-Confcommercio, Antonio Capacchione, ha chiesto un incontro a Palazzo Chigi per sottolineare quelli che definisce i rischi di una gestione caotica delle funzioni amministrative, evidenziando come il bando tipo si inserisca in un quadro legislativo ancora confuso.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
