Spiagge, il bando tipo del Mit: concessioni da 5 a 20 anni e gare entro giugno 2027

Spiagge, il bando tipo del Mit: concessioni da 5 a 20 anni e gare entro giugno 2027
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
INTERNO Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Interno Redazione Interno   -   Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha presentato alla Conferenza unificata la bozza del bando-tipo nazionale per l'assegnazione delle concessioni demaniali marittime. Il documento, ancora passibile di modifiche, fissa le regole generali che i Comuni dovranno seguire per mettere a gara le spiagge, i lidi e le altre attività insediate sul demanio.

Le nuove concessioni avranno una durata compresa tra cinque e venti anni, con un meccanismo che lega gli anni all'ammortamento degli investimenti previsti dal progetto o alle caratteristiche indicate dall'ente concedente in sede di gara.

I tempi delle procedure

La pubblicazione dei bandi dovrà avvenire almeno sei mesi prima della scadenza dei titoli in essere e, in ogni caso, non oltre il 30 giugno 2027. Le aggiudicazioni definitive dovranno concludersi entro il 30 settembre dello stesso anno. La bozza prevede espressamente la continuità dei servizi durante lo svolgimento delle gare: i titoli attualmente validi continueranno a produrre effetti fino al subentro effettivo del nuovo concessionario, in modo da non interrompere l'attività durante la stagione balneare.

Il bando-tipo è organizzato in venti sezioni e rappresenta un modello non vincolante per le stazioni appaltanti, che potranno integrarlo con ulteriori requisiti.

Indennizzi e criteri di aggiudicazione

Sul fronte degli indennizzi al concessionario uscente, il documento prevede che il nuovo gestore riconosca una cifra pari al valore degli investimenti effettuati e non ancora ammortizzati al termine della concessione, compresi quelli sostenuti in conseguenza di eventi calamitosi. È prevista inoltre un'equa remunerazione sugli investimenti realizzati negli ultimi cinque anni, calcolata sulla base di una perizia disposta dall'ente concedente prima della pubblicazione del bando.

L'aggiudicazione avverrà esclusivamente secondo il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, individuata sulla base del miglior rapporto qualità-prezzo, con la possibilità di prevedere criteri premiali per le piccole e medie imprese o per chi applica clausole sociali volte a garantire la stabilità occupazionale.

I limiti alle concentrazioni e i requisiti

Il bando-tipo introduce limiti alla concentrazione delle licenze in capo a un medesimo concessionario, con tetti definiti dall'ente locale in base alla disponibilità degli spazi e alla tipologia di concessione. Tra i requisiti indicati per gli stabilimenti balneari figurano almeno un servizio igienico adattato ai portatori di handicap, una doccia con spazio di manovra per carrozzina e percorsi pedonali complanari verso tutti i servizi, con passerelle di larghezza minima di 1,20 metri che consentano l'accesso diretto alla battigia.

Il documento disciplina anche le modalità di avvicendamento tra concessionari, con l'obiettivo di assicurare la continuità delle attività e favorire il riutilizzo delle attrezzature e delle opere amovibili già presenti.

Il quadro normativo e le posizioni degli operatori

La bozza arriva in un contesto segnato da una giurisprudenza amministrativa che ha più volte ribadito l'obbligo di procedere con le gare. Secondo il Consiglio di Stato, la scadenza del 30 settembre 2027 non costituisce una proroga delle concessioni esistenti, ma rappresenta il termine ultimo per completare le procedure di riassegnazione. L'indennizzo non è automatico: spetta solo se il concessionario uscente dimostra l'esistenza di investimenti non ancora ammortizzati.

La mancata adozione del decreto ministeriale sui criteri di quantificazione degli indennizzi non giustifica il ritardo nell'avvio delle gare. Antonio Capacchione, presidente del Sindacato Italiano Balneari di Fipe-Confcommercio, ha commentato che il bando-tipo «va nella giusta direzione», pur inserendosi in un quadro normativo che, a suo avviso, non assicura la corretta applicazione della direttiva Bolkestein. La Cna di Fermo ha invece espresso insoddisfazione sul capitolo degli indennizzi, chiedendo chiarimenti su diversi aspetti della disciplina.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.