Pasqua a Windsor, la famiglia reale tra assenze e tensioni

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il corteo, sfilando davanti alla Cappella di San Giorgio, ha restituito l’immagine di una monarchia che cerca di mostrarsi compatta nonostante le crepe evidenti. Re Carlo III e la regina Camilla – lui con il consueto rigore formale, lei avvolta in un cappotto pastello che tentava di stemperare la solennità dell’occasione – hanno guidato la processione seguiti a breve distanza dall’erede William, da sua moglie Catherine e dai loro tre figli. Sorrisi, strette di mano alla folla, qualche parola di circostanza: la messa dell’Easter Matins è sembrata una cartolina perfetta. Eppure, a rendere meno idilliaca la scenografia, ci hanno pensato i posti vuoti, quelli lasciati dal principe Andrea e dalle principesse Beatrice ed Eugenia. Un’assenza, la loro, che non è passata inosservata, alimentando il sottotesto di una Pasqua già di per sé carica di significati ambivalenti.

Il ritorno di William e Kate dopo due anni

Se da un lato le assenze disegnavano una geografia familiare frammentata, dall’altro il ritorno del principe e della principessa di Galles ha rappresentato il vero contraltare emotivo della giornata. Dopo due anni, infatti, William e Kate hanno ripreso il loro posto tra i banchi della cappella reale, un’assenza prolungata quella precedente – dovuta a motivi di salute della principessa – che aveva inevitabilmente alimentato speculazioni di ogni genere. Le loro figure, ora tornate a incarnare la continuità dinastica, hanno di fatto rubato la scena al sovrano stesso, anche perché affiancate dai figli: un dettaglio non secondario, se si considera come la presenza dei bambini aggiunga sempre una patina di normalità alla ritualità algida della corte. La folla, accorsa numerosa, ha riservato loro l’accoglienza più calorosa, quasi a sancire un passaggio di testimone generazionale che, seppur mai dichiarato, appare ormai ineludibile.

La cerimonia del Royal Maundy e le polemiche internazionali

I festeggiamenti pasquali, va detto, erano iniziati già dal Giovedì Santo, quando il monarca ha presieduto alla cerimonia del Royal Maundy, stavolta celebrata per la seconda volta nel Galles del Nord, precisamente nella Cattedrale di St. Asaph. Un rituale dalle radici antiche – risale al 600 d.C. – durante il quale Carlo ha distribuito settantasette monete speciali a settantasette uomini e altrettante donne, selezionati in tutto il Regno Unito per il loro contributo alla vita sociale e religiosa. Il numero, come vuole la tradizione, corrisponde all’età del sovrano. Ma a oscurare il folklore di queste celebrazioni ci hanno pensato le polemiche internazionali, quelle legate al caso Epstein, che continuano a proiettare un’ombra lunga sulla famiglia reale. Il principe Andrea, bersaglio ricorrente di queste ricostruzioni, è stato il grande assente giustificato dalla cronaca, anche se nessuna comunicazione ufficiale ha mai fornito dettagli sulla sua mancata partecipazione.

Tra cappotti pastello e silenzi eloquenti

Le figlie di Andrea, Beatrice ed Eugenia, hanno seguito la stessa linea del padre, lasciando vuoti i loro posti senza fornire spiegazioni pubbliche. Un silenzio, il loro, che nei meccanismi di palazzo equivale spesso a una dichiarazione. I cappotti pastello di Camilla e Kate, le ampie maniche delle giacche maschili, i sorrisi calibrati per le fotografie: tutto, nella messa di Windsor, è stato studiato per offrire un’immagine di stabilità. Eppure, a parlare più forte sono state le assenze, quelle di chi non ha potuto o voluto mostrarsi. Perché se è vero che il rituale pasquale serve a rinsaldare i legami, è altrettanto vero che i vuoti, in una famiglia come quella reale, pesano quanto – se non più – delle presenze. La cronaca nera, in questo caso, non ha bisogno di dettagli espliciti: il caso Epstein, con le sue ramificazioni giudiziarie ancora aperte, agisce da solo, come un reagente che modifica la chimica di ogni apparizione pubblica.

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