Ceuta, la Ue valuta il rafforzamento di Frontex. Sánchez: "Spagnola fino alla fine dei tempi"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La tensione diplomatica e politica attorno all'exclave spagnola di Ceuta non accenna a diminuire, a oltre un mese di distanza dalla crisi migratoria che ha visto circa 72.000 persone varcare il confine in meno di 48 ore. Mentre il premier Pedro Sánchez ribadisce con fermezza la sovranità di Madrid sui territori di Ceuta e Melilla, a Bruxelles si valutano le richieste di potenziamento delle operazioni di Frontex, anche se permangono alcuni nodi cruciali da sciogliere con le autorità spagnole prima di un via libera definitivo.

La Ue valuta il potenziamento di Frontex

La Commissione europea ha confermato di aver ricevuto richieste dalla Spagna per un rafforzamento della presenza dell'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera a Ceuta. Le richieste, come ha spiegato il portavoce Markus Lammert, non sono state inoltrate soltanto oggi ma già in precedenza e riguardano sia finanziamenti d'emergenza sia un sostegno più strutturato delle agenzie europee.

"Stiamo procedendo in via prioritaria alla valutazione di queste richieste", ha affermato Lammert, specificando tuttavia che per completare l'iter restano ancora "alcune importanti questioni aperte" alle quali Madrid deve fornire risposta. La portavoce Paula Pinho ha ribadito la posizione della presidente Ursula von der Leyen, sottolineando la disponibilità a rafforzare, se necessario, la presenza di Frontex a Ceuta e in altre parti delle frontiere esterne dell'Unione.

L'obiettivo di Bruxelles è valutare in quali altri ambiti l'Agenzia possa essere d'aiuto, considerando che Frontex è già operativa nei porti della città.

La sovranità di Ceuta al centro del dibattito

Nel corso della sua comparecenza in Parlamento, Pedro Sánchez ha risposto alle critiche dell'opposizione sulla gestione della crisi, difendendo con decisione la sovranità spagnola su Ceuta e Melilla. "Vi posso assicurare che, per il governo spagnolo, questa rimarrà la posizione fino alla fine dei tempi", ha dichiarato Sánchez ai membri del Congresso dei Deputati. Una presa di posizione che arriva dopo le dichiarazioni di due ministri marocchini, definite "inaccettabili" dal premier, che hanno rivendicato diritti del Marocco sui due territori.

Sánchez ha inoltre annunciato di aver convocato l'ambasciatrice marocchina a Madrid lo scorso 21 agosto e ha invitato il re Felipe VI a visitare le exclaves nelle prossime settimane, in segno di "impegno assoluto dello Stato".

La richiesta di una presenza permanente di Frontex e Europol

Durante la sua relazione al Congresso, Sánchez ha rivelato che la Spagna chiederà formalmente a Frontex di stabilire una "presenza permanente" nel porto e nel molo di Ceuta, oltre a una missione specifica di Europol per monitorare l'immigrazione irregolare. L'obiettivo dichiarato è garantire che "questa frontiera europea conti con il sostegno europeo che merita". Questa richiesta si inserisce in un pacchetto più ampio di misure per impedire il ripetersi di situazioni come l'arrivo massiccio di circa 72.000 persone dai confini con il Marocco.

Sul fronte della cooperazione con Rabat, Sánchez ha assicurato che la Spagna intende mantenere un rapporto di "buona vicinanza", ma ha precisato che dopo i fatti di Ceuta la collaborazione "deve essere diversa".

Il ruolo del Marocco e le reazioni europee

Sul possibile coinvolgimento del Marocco nella pianificazione dell'esodo di massa, il premier ha dichiarato che nessun servizio o organismo internazionale ha fornito al governo spagnolo prove concrete di un'azione orchestrata da Rabat. La Commissione europea, intanto, continua a considerare il Marocco un "importante partner strategico" nella lotta al traffico di migranti e all'immigrazione clandestina, guardando con favore alla collaborazione bilaterale per favorire il rapido rimpatrio delle persone senza titolo a rimanere.

La crisi ha tuttavia evidenziato profonde divisioni all'interno dell'Unione, con alcuni Stati membri che hanno criticato aspramente la gestione spagnola e le politiche migratorie di Sánchez.

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