The Weeknd a San Siro, il primo dei tre show sold out: 55mila in delirio tra hit e scenari distopici
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Prima di tutto i numeri, perché sono questi a raccontare la dimensione del fenomeno: oltre 7,5 milioni di biglietti venduti in 153 concerti, per un incasso che ha superato il miliardo di dollari. Un record assoluto per un artista solista maschile, che nessuno aveva mai raggiunto prima. Ebbene, è da qui che bisogna partire per raccontare la prima delle tre serate sold out che The Weeknd ha regalato a Milano, sul palco dello Stadio San Siro.
La superstar canadese, al secolo Abel Tesfaye, ha fatto letteralmente crollare il Meazza sotto il peso di uno show che è molto più di un semplice concerto, un’esperienza totale e immersiva che ha trasformato l’impianto sportivo in un universo distopico e cinematografico. Di fronte a 55mila spettatori in delirio, il cantante ha dato vita a una produzione che, per imponenza e cura dei dettagli, ricorda i kolossal di Hollywood, confermando il suo status di icona del pop contemporaneo.
L'evento, che si ripeterà anche nelle serate del 25 e 26 luglio, ha visto la partecipazione in apertura del rapper Playboi Carti, pronto a scaldare il pubblico in attesa della star principale.
Un'odissea futuristica firmata Sorayama
Ciò che colpisce immediatamente, appena lo sguardo si posa sul palco, è la scenografia. Una passerella monumentale taglia il prato del Meazza in quattro sezioni, mentre alle spalle un ledwall dalle dimensioni smisurate sembra proiettare un film in IMAX. A dominare la scena, come una dea meccanica piantata al centro dello stadio, c’è una gigantesca statua dorata alta oltre 12 metri, realizzata dall'artista giapponese Hajime Sorayama.
Un'opera d'arte senza precedenti nel panorama dei concerti, che con i suoi occhi laser e i getti di fumo crea un'atmosfera da fantascienza, richiamando immediatamente le atmosfere di "Metropolis" e "Blade Runner". La statua, che era già apparsa in versioni precedenti del tour, è stata ingrandita e potenziata appositamente per questa nuova leg, diventando il simbolo visivo di una riflessione sul confine tra uomo e macchina, un tema caro all'artista.
Proprio ai piedi di questo simulacro dorato, The Weeknd ha dato il via allo spettacolo, avvolto in una maschera nera con occhi rossi, come un personaggio uscito da un videogioco post-apocalittico.
La scaletta monstre e il momento della verità
L'apertura è affidata a una tripletta di brani che danno subito il tono della serata: "Baptized in Fear", "Open Hearts" e "Wake Me Up". Un battesimo dentro l'oblio, come l'hanno definito alcuni, che vede Abel comparire sotto la statua dorata, il volto celato, mentre decine di ballerini incappucciati con lunghi mantelli rossi e maschere dorate, che sembrano usciti dal "Eyes Wide Shut" di Kubrick, si dispongono in cerchio come in una cerimonia occulta.
La scaletta, che conta una quarantina di brani per circa due ore di spettacolo, è un viaggio attraverso la trilogia che ha definito la carriera di The Weeknd: "After Hours" (2020), "Dawn FM" (2022) e "Hurry Up Tomorrow" (2025), senza dimenticare i grandi successi che hanno costellato il suo percorso. Il momento clou arriva dopo "Heartless" e "Faith": è qui che Abel si toglie la maschera, gettandola via, in un gesto che è ormai diventato un rituale. Non un semplice cambio di costume, ma il cuore dello spettacolo: via il personaggio, spazio all'uomo.
Svelato il volto, il cantante si rivolge al pubblico con un sorriso: "Milano, come ti senti stasera? È bello essere tornato in Italia, ragazzi. Mi siete mancati tantissimo. Ricordo che sono venuto qui tre anni fa all'Ippodromo, è stato bellissimo. Ma adesso faremo tre notti in questo stadio leggendario. Questa è la prima di tre notti, quindi tocca a voi impostare il tono: deve essere migliore della due e della tre".
Un trionfo tra fuoco, laser e omaggi all'Italia
Da quel momento, l'energia nello stadio è esplosa in modo travolgente. Il concerto si è trasformato in una gigantesca discoteca synth-pop, con brani come "Take My Breath", "Sacrifice" e "How Do I Make You Love Me?" che hanno fatto ballare le 55mila persone presenti. I fuochi d'artificio e le lingue di fuoco che si alzavano lungo la passerella durante "The Hills" hanno reso l'atmosfera ancora più surreale, mentre i braccialetti luminosi distribuiti all'ingresso, sincronizzati con la musica, hanno trasformato il pubblico in un unico, pulsante organismo.
Il cantante ha più volte cercato il contatto con i fan, percorrendo le passerelle, scendendo tra il pubblico durante "Out of Time" e lasciando il microfono a due fan, che hanno cantato con lui, in un momento di pura e genuina partecipazione. Un momento speciale è stato il ringraziamento a Giorgio Moroder, il padre della disco music italiana: "Senza di lui, The Weeknd non esisterebbe", ha detto Abel, omaggiando le radici elettroniche della sua musica.
Poi è arrivato il momento di Playboi Carti, che è salito sul palco per eseguire con lui "Timeless" e "Rather Lie", in uno scambio di energia che ha scatenato il pubblico. Il finale, come da copione, è stato una sequenza di hit: "I Feel It Coming", "Save Your Tears", "Less Than Zero" e la straordinaria "Blinding Lights", la canzone più ascoltata nella storia di Spotify, che ha chiuso la serata con un tripudio di fuochi e laser.
Un concerto perfetto, forse anche troppo, che ha lasciato il pubblico con la sensazione di aver assistito non a un semplice show, ma a un capitolo di una storia più grande, la fine di un'era, quella del personaggio The Weeknd, per lasciare spazio ad Abel.
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