The Weeknd a San Siro, il trionfo del pop distopico: 55mila anime in delirio per la prima data

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Sono le 21 di una sera di fine luglio e lo stadio San Siro, ribattezzato Meazza per l'occasione, si trasforma in una metropoli post-apocalittica. La prima delle tre date milanesi dell'After Hours Til Dawn Tour va in scena con un tripudio di fiamme, laser e una scultura dorata alta dodici metri che domina la scena come una divinità meccanica. The Weeknd, al secolo Abel Tesfaye, si presenta sul palco con la consueta maschera nera, pronto a dare il via a quello che non è semplicemente un concerto, ma un vero e proprio viaggio cinematografico al termine della paura.

A fare da apripista, come già accaduto in altre tappe europee, il rapper Playboi Carti, che scalda i 55mila presenti in delirio con un mix di energia cruda e collaborazioni che ritroveremo anche nel corso dello show principale.

Un kolossal da oltre un miliardo di dollari

L’attesa per il ritorno di The Weeknd in Italia era palpabile, soprattutto se si considera che l’ultima apparizione dell’artista canadese risale al 2023, all’Ippodromo La Maura. Quella di San Siro, tuttavia, rappresenta un salto di qualità produttivo, come del resto richiede la dimensione di un tour che ha già superato il miliardo di dollari d’incasso, con oltre 7,5 milioni di biglietti staccati in più di 150 concerti.

Lo spettacolo, ideato per celebrare la trilogia composta da "After Hours" (2020), "Dawn FM" (2022) e "Hurry Up Tomorrow" (2025), si avvale di una scenografia monumentale curata dal team Tait, lo stesso del celebre Halftime Show al Super Bowl. Al centro del palco, la già citata statua dorata di Hajime Sorayama, che con i suoi occhi laser e i getti di fumo evoca l’immaginario fantascientifico di "Metropolis" e Blade Runner, si erge come simbolo di un’apocalisse urbana che fa da cornice a tutto il racconto.

La scaletta monstre e lo svelamento di Abel

L'inizio è folgorante e getta subito le basi del dualismo che dominerà la serata. Si parte con "Baptized in Fear", "Open Hearts" e "Wake Me Up", brani che mettono in mostra l’inquietudine del personaggio, il suo battito cardiaco in affanno, mentre sul maxischermo Abel batte i pugni contro un vetro immaginario. È in questo frangente che si percepisce l’influenza delle colonne sonore di John Carpenter e l’elettronica di Giorgio Moroder, a cui l’artista ha reso omaggio durante la serata definendolo un padre spirituale della sua musica.

Ma il vero momento catartico arriva con "Faith", il pezzo che racconta il contatto con la morte e l’overdose. È qui che The Weeknd si toglie la maschera, rivelando il volto di Abel Tesfaye. Da quel momento in poi, il linguaggio del corpo cambia, il sorriso si fa più frequente e il rapporto con il pubblico si fa più intimo, quasi fraterno, per sottolineare l’abbandono definitivo del personaggio distopico in favore dell'uomo.

Fuoco, discoteca e il rituale finale

La seconda parte del concerto cambia registro, trasformando San Siro in una gigantesca discoteca synth-pop. Pezzi come "Take My Breath", "Sacrifice" e "How Do I Make You Love Me?" fanno ballare le 55mila persone presenti, mentre "The Hills" incendia letteralmente lo stadio con lingue di fuoco che si alzano verso il cielo. Momenti di pausa e riflessione arrivano con "Out of Time", durante la quale Abel scende tra il pubblico per cantare a tu per tu con i fan delle prime file, regalando un gesto di umanità in uno show iper-tecnologico.

In scaletta non mancano i duetti con Playboi Carti per "Timeless" e "RATHER LIE", sebbene questi momenti rappresentino forse l’unico lieve rallentamento in una due ore di spettacolo tiratissimo. Il finale, inevitabilmente, è affidato a "Blinding Lights", il brano più ascoltato nella storia di Spotify, che si trasforma in un rituale collettivo di liberazione prima del commiato con "House of Balloons" e "Moth to a Flame".

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