Femminicidio a Ceriana, il fermo di Becken Olivieri e l'attesa per l'autopsia
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Redazione Interno
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A distanza di ore dal fermo, Becken Olivieri, 51 anni, si trova ancora nella caserma dei carabinieri di Sanremo in attesa del trasferimento in carcere. L'uomo, reo confesso dell'omicidio della compagna Mary Elizabeth Hopkins, 54 anni, cittadina americana, ha fornito una versione sommaria degli eventi, limitandosi a dichiarare di aver soffocato la donna con un cuscino senza però addurre alcuna spiegazione riguardo ai motivi che lo avrebbero spinto a compiere quel gesto.
Gli investigatori, coordinati dalla procura della repubblica di Imperia con il pubblico ministero Francesco Monaco, stanno ora attendendo che venga disposta l'autopsia sul corpo della vittima, un passaggio tecnico che potrebbe rivelarsi determinante per ricostruire con esattezza la dinamica e i tempi dell'accaduto, anche se al momento la contestazione è quella di omicidio volontario.
L'incredulità dei genitori e il dolore della madre
La notizia ha sconvolto i familiari di Olivieri, che faticano a riconoscere nel loro congiunto il volto di un assassino. La madre, Alieta Fozoo, ha rotto il silenzio ai microfoni, apparendo in lacrime e dichiarando di non aver mai potuto immaginare che suo figlio potesse rendersi protagonista di una simile atrocità. «Mai avrei pensato che mio figlio potesse fare una cosa simile», ha detto la donna, visibilmente scossa, mentre il padre, Piero Olivieri, 85 anni, ha parlato con una voce flebile e spezzata dall'angoscia, descrivendo Becken come un bravo ragazzo.
L'anziano, cardiopatico e sconvolto dalle notizie apprese attraverso i media, ha raccontato di aver saputo dell'accaduto soltanto ieri mattina, intorno alle otto, e da allora la loro abitazione sarebbe diventata un viavai di persone. La famiglia, spiazzata da quanto successo, non riesce a trovare una spiegazione razionale a un gesto che appare loro del tutto incomprensibile.
Il borgo di Ceriana e la casa del delitto
A Ceriana, il piccolo borgo sulle alture di Sanremo dove la coppia viveva, regna uno stato di profondo sgomento. La casa di Becken e Mary, una modesta casupola circondata da fasce coltivate e terreni incolti, raggiungibile soltanto attraverso una stradina irta e contorta che si snoda tra un bosco di castagni, è stata posta sotto sequestro dai carabinieri.
Sul cancello serrato, gli inquirenti hanno apposto un foglio che avvisa del vincolo giudiziario, a indicare che all'interno dell'abitazione, dove tra venerdì e sabato si sarebbe consumato il delitto, sono ancora in corso gli accertamenti tecnici. Sul posto, i panni stesi testimoniano l'improvvisa interruzione della vita quotidiana della coppia, descritta da chi la conosceva come molto riservata.
Gli abitanti del luogo, in queste ore, manifestano incredulità e difficoltà a processare quanto accaduto in un contesto che appare lontano da certi scenari di violenza, sebbene gli investigatori stiano ora lavorando per ricostruire i contorni di una vicenda che ha già assunto i crinali della cronaca giudiziaria.
L'inquadramento giuridico e il ruolo della procura
La procura di Imperia, nelle more degli esami autoptici, ha scelto di non contestare formalmente l'aggravante del femminicidio, nonostante la natura del fatto e le modalità cruente con cui sarebbe stata uccisa la 54enne americana.
Secondo quanto si apprende dagli ambienti giudiziari, la decisione del pubblico ministero Francesco Monaco si basa su un'analisi rigorosa dei presupposti normativi introdotti nell'ordinamento italiano nel dicembre del 2025, che richiedono per la sussistenza del reato la prova di specifici moventi, come l'odio, la discriminazione, il controllo, il possesso o il dominio sulla vittima, oppure una reazione al rifiuto della stessa di instaurare o mantenere una relazione.
Al momento, gli atti d'indagine non avrebbero ancora restituito elementi certi per suffragare la presenza di questi requisiti chiave, ragion per cui l'ipotesi di reato rimane quella di omicidio volontario, in attesa che gli approfondimenti medico-legali e le testimonianze raccolte dai carabinieri possano offrire un quadro più definito della vicenda.
La posizione di Olivieri, assistito dai suoi difensori, rimane per ora cristallizzata in quel verbale di confessione reso in caserma, sebbene si tratti di una dichiarazione che gli stessi legali potrebbero mettere in discussione o valutare alla luce delle condizioni psicofisiche del loro assistito.




