Milano, l’aggressione notturna per i manifesti di Ramelli e la denuncia ai quattro militari di estrema destra

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Era passata ormai la mezzanotte di martedì quando, nei pressi di via Aselli, un uomo di 33 anni ha iniziato a rimuovere alcuni manifesti. Quelli affissi, va detto, non erano semplici fogli di carta, bensì gli avvisi per la commemorazione del cinquantunesimo anniversario della morte di Sergio Ramelli, figura ancora oggi divisiva e, per certi versi, simbolo delle violenze politiche che insanguinarono la Milano degli anni Settanta. Il gesto, compiuto a poche ore dalla parata annuale organizzata dalle formazioni della destra radicale, non è passato inosservato. Un gruppo di individui, inizialmente a piedi e poi a bordo di un’auto, lo ha raggiunto scatenando una duplice aggressione che ha sconvolto la quiete del quartiere.

Secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dai carabinieri della Compagnia Milano Porta Monforte, il 33enne è stato prima circondato e colpito con calci, pugni e persino con un casco; un secondo blitz, avvenuto poco dopo con il ritorno del gruppone a bordo di una Golf, ha visto i militanti colpire nuovamente la vittima e cinque ragazzi che, vedendolo in difficoltà, avevano deciso di prestargli soccorso. La furia degli aggressori, probabilmente alimentata dal simbolismo legato alla data e al luogo (la zona dove il giovane del Fronte della Gioventù fu aggredito mortalmente nel '75), si è abbattuta su chiunque cercasse di opporsi o semplicemente di assistere il ferito.

Le lesioni e le indagini lampo

Il trentatreenne, dopo essere stato trasportato al pronto soccorso dell’istituto clinico Città Studi, ha riportato ferite al volto, nello specifico un taglio al sopracciglio e una contusione al labbro, giudicate guaribili in sette giorni. Per fortuna, gli altri soccorritori coinvolti nel secondo episodio non hanno avuto bisogno di ricorrere a cure mediche.

I militari dell’Arma, grazie all’acquisizione dei filmati delle telecamere di sorveglianza della zona e alle testimonianze raccolte sul posto, sono riusciti a risalire ai responsabili nel giro di poche ore. Sono così scattate le denunce in stato di libertà per quattro italiani, tutti con un’età compresa tra i 35 e i 37 anni. Di loro si sa che sono militanti di estrema destra e che alle spalle hanno specifici precedenti di polizia; la loro posizione, al momento, è aggravata dalle ipotesi di reato di lesioni e percosse in concorso. Un quinto uomo, che sarebbe stato alla guida della vettura o comunque parte del gruppo durante la prima fase del pestaggio, è ancora in fase di identificazione da parte degli inquirenti.

Il corteo e le polemiche politiche

A dispetto delle tensioni della notte, il corteo in memoria di Sergio Ramelli si è regolarmente svolto la sera successiva, mercoledì 29 aprile. Partito da piazzale Gorini, il fiume di duemila partecipanti ha attraversato le strade a pochi passi dal luogo dell’aggressione, snodandosi tra bandiere tricolori, fiaccole e canti, per concludersi sotto la casa del militante ucciso in via Paladini. L’incedere della colonna, scandito dal rituale grido di "presente" e da braccia tese al cielo, ha rappresentato la consueta celebrazione della memoria per quella parte politica, come ogni anno a questa data.

Sull’episodio della notte è intervenuto anche un esponente di spicco del partito di maggioranza, il deputato Riccardo De Corato, che inizialmente aveva affermato come la vittima "se le sia andate a cercare", salvo poi ritrattare parzialmente le proprie dichiarazioni specificando di aver condannato ogni forma di violenza. Nonostante la pronta precisazione, le parole hanno riacceso il dibattito sul clima di tensione che circonda ogni anno queste ricorrenze. Le forze dell’ordine, comunque, mantengono alta l’attenzione sugli ambienti della destra estrema cittadina, verificando eventuali collegamenti tra i denunciati e i gruppi organizzati che gestiscono l’affissione abusiva di materiale propagandistico nel quartiere.

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