Milano, stacca i manifesti per Ramelli e viene picchiato da un gruppo di militari di estrema destra

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La notte di Milano, si sa, può riservare scenari inaspettati; ma quello che è accaduto tra via Aselli e dintorni, a ridosso della mezzanotte di ieri, ha il sapore amaro di una resa dei conti che non si voleva più vedere. Un trentatreenne, impiegato di professione e con nessuna militanza alle spalle – o almeno questo è quanto ha dichiarato agli inquirenti – stava facendo rientro a casa dopo essere uscito da un locale della zona. Lungo il tragitto, i suoi occhi sono caduti su alcuni manifesti affissi su un muro di un palazzo: celebravano il cinquantunesimo anniversario dell’omicidio di Sergio Ramelli, il giovane militante del Fronte della Gioventù ucciso nel 1975. L’ipotesi che lo ha spinto ad agire, come ha poi spiegato dall’ospedale, non era politica bensì pratica: “Quei manifesti erano abusivi – ha detto – e li ho rimossi perché so che lì l’affissione non è consentita”.

L’agguato in strada: caschi e pugni da una decina di persone

Il gesto, compiuto in pochi secondi e probabilmente in solitudine, non è però passato inosservato. Poco lontano, un gruppo di militanti dell’estrema destra – gli stessi che, con ogni probabilità, avevano appeso quei cartelli in preparazione del corteo annuale – ha notato il ragazzo mentre strappava il foglio. Da quel momento la dinamica è precipitata. Secondo la ricostruzione fornita dalla vittima ai carabinieri, almeno una decina di individui lo ha raggiunto, lo ha circondato e, senza proferire una parola che giustificasse l’intenzione, ha scaricato su di lui una violenza brutale: calci, pugni e colpi di casco, fino a spaccargli il sopracciglio e ridurlo in condizioni tali da dover ricorrere alle cure del pronto soccorso. Il trentatreenne è stato trasportato alla clinica Città Studi, dove i medici gli hanno riscontrato lesioni giudicate non gravi – tale da meritare un codice verde – ma comunque profonde, sia fisiche che psicologiche.

Il dietrofront di De Corato: “Se l’è andata a cercare” e poi la correzione

Sul caso è intervenuto, con parole che hanno subito acceso un vespaio di polemiche, Riccardo De Corato, esponente di Fratelli d’Italia e noto per le sue posizioni dure in materia di sicurezza. In una prima dichiarazione, rilasciata a caldo, il politico ha affermato che il trentatreenne “se l’è andata a cercare” e che “ha voluto andarsele a prendere”, quasi a voler spostare l’asse della responsabilità dall’aggressione subita alla presunta provocazione. Tuttavia, nel giro di poche ore – verosimilmente dopo aver verificato la dinamica o ricevuto nuove sollecitazioni interne – è arrivato un parziale dietrofront: le stesse testate che avevano riportato le sue frasi hanno documentato una correzione di tiro, senza però che l’esponente politico ritrattasse interamente il giudizio di fondo. Resta il fatto che, sul piano fattuale, un uomo è stato picchiato da un gruppo organizzato per aver strappato un foglio di carta da un muro.

Il corteo, la canzone dai balconi e la Digos che allontana quattro contestatori

L’episodio si inserisce in una serata complessa per Milano. Poco dopo la partenza del corteo neofascista da piazzale Gorini – manifestazione indetta per ricordare Ramelli – alcuni residenti si sono affacciati alle finestre intonando “Bella Ciao”. Un gesto simbolico, immediatamente ripreso da altri condomini e che ha attirato l’attenzione di quattro militanti scesi dal corteo stesso. Costoro si sono diretti sotto il palazzo, probabilmente per leggere i nomi sui citofoni con l’intento di identificare chi avesse intonato il canto partigiano. La situazione è stata però tempestivamente intercettata e gestita dalla Digos, che ha allontanato i quattro senza dar luogo a ulteriori scontri materiali. L’aggressione al trentatreenne, invece, è maturata in un contesto separato e più defilato, lontano dagli occhi dei reporter ma non dalla violenza di chi, forse, si sentiva legittimato a rispondere con le mani a un gesto di dissenso civile.

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