Musk e il caso Aviano: il sindaco chiede un vertice con le autorità militari

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il sindaco di Aviano, Paolo Tassan Zanin, ha annunciato di voler richiedere un incontro con le massime autorità militari statunitensi della base Usaf, in particolare con il generale Tad Clark, già noto per la sua disponibilità al dialogo durante la precedente vertenza sui lavoratori italiani in esubero. L’obiettivo è quello di «raccogliere informazioni ufficiali» in merito alle recenti decisioni che hanno coinvolto i dipendenti della base, tra cui il blocco delle carte di credito e le direttive inviate tramite il sistema "Doge", il dipartimento guidato da Elon Musk incaricato di ottimizzare le spese del governo federale statunitense.

La situazione, che ha generato non poche preoccupazioni, si inserisce nel contesto della spending review voluta dall’amministrazione Trump e affidata a Musk, il quale ha esteso la sua azione anche alle basi militari americane in Italia. Ad Aviano, in provincia di Pordenone, operano 768 dipendenti civili, ma già nel settembre 2024, 44 lavoratori italiani erano stati dichiarati in esubero. Di questi, 22 avevano accettato una buonuscita di 8.000 euro, mentre gli altri erano stati ricollocati. Ora, però, le nuove direttive hanno riacceso i riflettori sulla base, con richieste dettagliate sulle mansioni svolte dai dipendenti.

Una nota dell’Aafes (Army and Air Force Exchange Service) ha infatti sollecitato i lavoratori a fornire, entro martedì 11 marzo, un resoconto in cinque punti delle attività svolte nella settimana precedente, escludendo documenti classificati o dati sensibili. Questa richiesta, unita al blocco temporaneo delle carte di credito e alla sospensione degli acquisti, ha creato un clima di tensione, sebbene non si tratti ancora di un allarme rosso come quello scattato in Germania.

La base di Aviano, che genera un indotto di mezzo miliardo di euro per il Friuli Venezia Giulia, rappresenta un pilastro economico per la regione. Per questo, le mosse di Musk e le possibili ripercussioni dei tagli hanno acceso un campanello d’allarme, anche se al momento non vi sono indicazioni concrete di un ridimensionamento della presenza militare.

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