“Infame, tanto lo sai che muori”: minacce di morte al cronista Nello Trocchia, indaga la Dda di Roma
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Redazione Interno
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Non c’è tregua per chi racconta i meccanismi oscuri del potere e della malavita, e l’ennesima riprova – se ce ne fosse bisogno – arriva dalla ennesima escalation intimidatoria subita da Nello Trocchia, inviato del quotidiano “Domani”. Il giornalista, che da anni scrive di politica, sistema carcerario e, soprattutto, di criminalità organizzata, è finito nuovamente nel mirino di soggetti legati ad ambienti della malavita romana, i quali – attraverso messaggi carichi di una violenza inaudita – hanno tentato di piegarne la determinazione professionale. Tanto che la Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, dopo l’ennesima denuncia, ha deciso di aprire un fascicolo d’indagine per fare piena luce su quanto accaduto, coordinando le verifiche della polizia giudiziaria.
Messaggi cifrati e il peso di un passato di inchieste
La storia di Nello Trocchia, del resto, è quella di un cronista che paga di persona il coraggio delle sue inchieste. Già dal 2015, a seguito di un lavoro pubblicato sulla camorra che portò all’arresto di alcuni imprenditori, il giornalista ha dovuto convivere con una “vigilanza saltuaria” da parte delle forze dell’ordine. Una protezione, quella garantita dallo Stato, che non è bastata a fermare la furia di chi non vuole vedere i propri affari sporchi esposti al sole. Le ultime intimidazioni, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, sono arrivate in larga parte attraverso i social network, strumento ormai abusato anche dalla criminalità per veicolare messaggi di morte senza filtri. “Tu lo sai che mori”, “Ce sentiamo presto, infame”, “Giornalista terrorista. Tanto sai chi so, ognuno si sceglie il suo destino”: sono queste le frasi agghiaccianti che Trocchia ha ricevuto, e che ora sono al vaglio dei magistrati.
La galassia criminale romana sotto la lente: i nomi emersi
Non si tratta di semplici insulti lasciati al caso. Le indagini della Dda, infatti, si stanno concentrando su figure ben precise appartenenti al sottobosco criminale della Capitale, cercando di connettere i fili di una rete che unisce narcotraffico e tifo organizzato. Tra i soggetti segnalati nelle carte dell’inchiesta spiccano i nomi di Walter Domizi, definito come “uno dei più potenti narcos liberi che comanda Roma”, e Kevin Di Napoli, un ex pugile finito ai domiciliari – poi condannato in via non definitiva – ritenuto parte della squadra di picchiatori legata a Fabrizio Piscitelli, il famigerato “Diabolik”. Proprio l’incontro con Di Napoli, verificatosi in circostanze ancora da chiarire, rappresenta uno degli episodi più gravi di questo stillicidio di pressioni, mentre i messaggi di Domizi (soprannominato “il Gattino”) sono stati rintracciati nei commenti ai post che riguardavano l’attività professionale del cronista.
La reazione della categoria: “Fatti, non più parole”
Di fronte a un quadro che appare sempre più allarmante – e che rischia di minare le fondamenta stesse della libertà di stampa – la categoria dei giornalisti ha espresso una preoccupazione che rasenta l’indignazione. Vittorio Di Trapani, presidente della Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi), ha commentato la vicenda sottolineando come il “quadro di minacce e intimidazioni” descritto da “Domani” sia profondamente inquietante, richiamando le istituzioni a una responsabilità precisa. Le parole, ha ammonito Di Trapani, non bastano più; servono fatti concreti e azioni immediate per tutelare non solo la vita di un collega, ma il diritto costituzionale dei cittadini a essere informati. A fare eco, l’Associazione Stampa Romana ha chiesto alle autorità di intervenire con urgenza, ricordando che Trocchia, nonostante la lunga scia di minacce, non gode ancora di una protezione adeguata e commisurata al rischio effettivo che corre.
La macchina della giustizia e il precedente del 2015
Mentre i pm della Dda di Roma lavorano per risalire ai mandanti e verificare la catena di comando di queste intimidazioni, la memoria non può non tornare indietro di quasi un decennio. Non è la prima volta, infatti, che Trocchia finisce nel mirino incrociato della malavita organizzata. L’apertura del fascicolo di indagine attuale si innesta su un solco già tracciato nel 2015, quando il giornalista venne preso di mira da un boss della camorra per le sue rivelazioni sulla Terra dei Fuochi. Quell’anno, fu disposta la prima vigilanza delle forze dell’ordine, un dispositivo poi confermato e rivalutato negli anni a causa della persistenza del pericolo. Questa continuità di attenzione, se da un lato certifica la pericolosità degli argomenti trattati da Trocchia, dall’altro evidenzia la fragilità di un sistema che, ancora oggi, lascia chi racconta la verità esposto sul campo, senza un vero scudo.
Meta Description: Il giornalista Nello Trocchia minacciato su social da esponenti della malavita romana. La Dda di Roma apre un fascicolo d’indagine. Le dichiarazioni della Fnsi.




