Il naufragio della 4x400: un disastro annunciato (e senza precedenti) lascia l’Italia fuori dai mondiali di staffette
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Redazione Sport
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C’era una volta la staffetta del miglio, quella 4x400 che per lustri aveva regalato all’atletica italiana notti da urlo, podi europei e finali olimpiche. Poi, improvvisamente, è arrivato il tonfo di Catania. Sul rettilineo del campo scuola di Picanello – lo stesso dove si sperava di riscrivere un piccolo pezzo di storia – il quartetto azzurro, composto da Vanni Picco Akwannor, Vladimir Aceti, Alessandro Sibilio e Lorenzo Benati, ha invece firmato una delle pagine più imbarazzanti della disciplina: 3 minuti, 4 secondi e 68 centesimi. Un tempo che non solo è lontano anni luce dal minimo inseguito, ma che condanna l’Italia a restare a guardare le World Relays di Gaborone, in Botswana, in programma il 2 e 3 maggio.
Un disastro federale senza precedenti
La freddezza del cronometro racconta una verità difficile da digerire: il 3:04.68 inchioda gli azzurri a una prestazione opaca, ben al di sopra del bersaglio da abbattere – quel 3:03.07 della Thailandia che rappresentava l’ultimo tempo utile per agganciare il treno mondiale. La finestra di qualificazione, va ricordato, chiuderà ufficialmente domenica 5 aprile, ma la prova siciliana era nei fatti l’ultima chiamata. Nessun altro tentativo, nessuna pista amica. E così, paradossalmente, mentre su altre pedane italiane si continuano a macinare record e risultati di spessore, la storica specialità del miglio – quella che ci aveva fatto sognare a Europa, Mondiali e Olimpiadi – affonda senza nemmeno la dignità di una rimonta.
I numeri che condannano il quartetto
Akwannor, Aceti, Sibilio e Benati sono scesi in pista con un obiettivo chiarissimo: battere il riferimento thailandese e strappare l’ultimo pass per la rassegna di Gaborone, dove erano disponibili ben 24 posti. Ventiquattro, un numero che rende ancora più surreale questa eliminazione. Invece, il frazionamento non ha mai sfiorato l’andatura richiesta; le gambe, si è visto, non hanno risposto come sperato. Nessun incidente di percorso eclatante, nessuna caduta o sostituzione dell’ultimo minuto: solo una prova piatta, priva di quella scintilla che in passato aveva caratterizzato persino le formazioni di rincalzo. E il tempo di 3:04.68 – lo si legge a freddo sulle tabelle – non solo condanna l’Italia a saltare le World Relays, ma complica ulteriormente la corsa verso i Mondiali di Pechino 2027, perché senza quella vetrina intermedia diventa tutto più ripido.
La cronaca di una gara senza gloria
La pista di Picanello, venerdì pomeriggio, si è trasformata in una sorta di camera di compensazione delle illusioni. I quattro atleti, schierati nell’ordine stabilito dalla vigilia, hanno provato a reggere l’urto della responsabilità. Ma ogni cambio di testimone – almeno a giudicare dai rilevamenti – non ha portato quella spinta supplementare capace di limare i decimi fatali. E mentre il tabellone scorreva inesorabile, diventava chiaro che il sogno botswano si stava dissolvendo. Così, senza il fragore di un fallo o l’eco di un infortunio, la staffetta 4x400 maschile ha semplicemente smesso di correre verso il mondiale. Una disfatta silenziosa, quasi surreale, specie se la si confronta con gli entusiasmi generati da altri reparti dell’atletica azzurra.




