Mattarella al Csm, il capo dello Stato presiede il plenum: «Serve rispetto per questa istituzione»

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Per la prima volta in undici anni, da quando siede al Colle, Sergio Mattarella ha varcato la soglia di Palazzo Bachelet non per una cerimonia o per un evento straordinario, ma per presiedere una seduta ordinaria del Consiglio superiore della magistratura. Una mossa a sorpresa, quella del capo dello Stato, che arriva in un clima politico incandescente, segnato da uno scontro tra poteri dello Stato che non si vedeva da tempo e con una campagna referendaria sulla giustizia, quella che qualcuno ha già definito la più viscerale dal 1948, pronta a infiammare il dibattito pubblico. La sua presenza, come lui stesso ha tenuto a sottolineare aprendo i lavori, non è un'abitudine: «Sono consapevole che non è consueta la presenza del presidente della Repubblica per i lavori ordinari del Consiglio. Per quanto mi riguarda non si è mai verificata in undici anni. Mi hanno indotto a questa decisione la necessità e il desiderio di sottolineare, ancora una volta, il valore del ruolo di rilievo costituzionale del Csm».

Il monito del Quirinale: rispetto reciproco tra le istituzioni

L'intervento del presidente, pacato ma fermo, ha voluto rimettere ordine in una dialettica istituzionale che nelle ultime settimane aveva superato il livello di guardia. Lo avevano fatto, del resto, le parole del ministro della Giustizia Carlo Nordio, che in passato si era riferito all'organo di autogoverno delle toghe parlando di "sistema para-mafioso", e lo aveva fatto la premier Giorgia Meloni, con un video social in cui attaccava "una parte della magistratura politicizzata" rea, a suo dire, di ostacolare le politiche del governo sull'immigrazione. Mattarella, da garante della Costituzione, ha ribadito il principio basilare della convivenza civile: «Avverto la necessità di rinnovare con fermezza l'esortazione al rispetto vicendevole in qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza nell'interesse della Repubblica». E lo ha fatto senza nascondere che il Csm, come ogni altra istituzione, non sia immune da critiche: «Non è esente, nel suo funzionamento, da difetti, lacune, errori e nei cui confronti non sono, ovviamente, precluse critiche. Come, del resto, si registrano difetti, lacune, errori e sono possibili critiche riguardo all'attività di altre istituzioni della Repubblica, siano esse parte del potere legislativo, di quello esecutivo, di quello giudiziario».

La reazione del governo e il nodo del referendum

Dall'esecutivo, la replica è arrivata immediata e, per certi versi, scontata. Il ministro Nordio, interpellato a margine di un incontro a Perugia, ha dichiarato di apprezzare e condividere «totalmente l'esortazione del presidente della Repubblica», aggiungendo che da parte sua ci sarà l'impegno a mantenere la dialettica referendaria «nei limiti di una contrapposizione sana, pacata e rispettosa». Parole di circostanza, certo, ma che provano a gettare acqua sul fuoco di una polemica che rischiava di bruciare ogni residuo di credibilità istituzionale. Il nodo, però, resta sul tavolo: il referendum sulla giustizia, con la questione della separazione delle carriere e non solo, sta dividendo il Paese e la politica in due fronti contrapposti, e l'ombra degli ultras, di quelle tifoserie organizzate pronte a trasformare il voto in una resa dei conti, si allunga minacciosa sul confronto. Chi riuscirà a gestire il vuoto lasciato dagli urlatori, si dice, potrebbe prendere l'abbrivio per vincere una consultazione che si preannuncia incertissima.

L'ordine del giorno e le polemiche sottotraccia

Sul tavolo del plenum, tra i vari punti all'ordine del giorno, figuravano le proposte di nomina per alcuni incarichi semidirettivi e la pratica relativa a un progetto di formazione giudiziaria finanziato dall'Unione europea, denominato 'Judialogue'. Ma dietro le quinte, come sempre accade in questi casi, si agitavano acque ben più torbide. C'era, ad esempio, la richiesta del consigliere laico di Forza Italia di valutare eventuali azioni disciplinari nei confronti del procuratore di Napoli, finito nell'occhio del ciclone per alcune dichiarazioni sul rapporto tra mafia e voto referendario. E c'era, soprattutto, la sentenza del Tribunale di Roma che ha disposto un risarcimento di settecento euro a favore di un immigrato irregolare, decisione che aveva scatenato le ire della presidente del Consiglio. Mattarella, con il suo intervento, ha voluto probabilmente richiamare tutti al senso del limite, a quel «rigore» che nel calcio, come insegnava un simpatico allenatore straniero con il suo italiano essenziale, scatta quando l'arbitro fischia. Stavolta, il fischio è arrivato dal Colle.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.