Mattarella presiede il Csm e lancia l’appello al rispetto reciproco, Nordio: «Condividiamo»
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Redazione Interno
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Ha scelto un gesto dal peso specifico inaudito, il capo dello Stato, per ricordare a tutti – governo, maggioranza, opposizione e magistratura – che esiste un limite da non valicare. Per la prima volta in undici anni di mandato, Sergio Mattarella ha presieduto una seduta ordinaria del Consiglio superiore della magistratura, interrompendo di fatto la prassi che lo vedeva intervenire solo in occasioni cerimoniali o per giuramenti. Una mossa, quella del presidente, arrivata come un fulmine a ciel sero negli ambienti politici e giudiziari, tanto che nemmeno a Palazzo Chigi, fino alla mattina di ieri, avevano avuto sentori di quello che molti osservatori definiscono già come un ultimo avviso, una moral suasion esercitata non con una telefonata o un comunicato stampa, bensì entrando nella stanza dei bottoni di quell’organo che la Costituzione gli affida di presiedere.
Il messaggio, però, non era rivolto soltanto ai componenti del Consiglio. L’appello al «rispetto vicendevole» che Mattarella ha rivolto alle istituzioni tutte, e la scelta di presenziare a un’assemblea plenaria con all’ordine del giorno questioni tecniche come l’insediamento di nuovi componenti o le elezioni suppletive -1, rappresentano una stoccata precisa in un momento in cui la campagna referendaria sulla giustizia e le tensioni tra politica e toghe rischiano di degenerare. Il capo dello Stato, da supremo garante, ha voluto rammentare che il Csm, pur con i suoi difetti e le sue criticità, resta un pilastro dell’ordinamento e come tale va trattato, senza trascinarlo nel torbido della polemica quotidiana o peggio, nello scontro tra poteri. Nel suo intervento, infatti, ha sottolineato come l’organo di autogoverno dei magistrati non sia esente da errori, così come non lo sono il Parlamento o il governo, ma ha aggiunto con fermezza che la critica non può trasformarsi in delegittimazione.
E proprio mentre il Colle cercava di ricucire uno strappo che si fa sempre più profondo, il panorama politico offriva immediatamente nuovi spunti di tensione. Da un lato, il tribunale di Palermo ha disposto un risarcimento a favore della ong Sea Watch per il fermo, giudicato illegittimo, della nave nel 2019. Una sentenza che ha scatenato l’ira della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, la quale non ha usato mezzi termini parlando di decisione assurda che lascia senza parole, alimentando ulteriormente il dibattito. La premier, del resto, ha più volte rivendicato il diritto della politica di criticare i magistrati e le sentenze ritenute inique, ribadendo che si tratta di un diritto e non di un attacco allo Stato di diritto.
Le reazioni all’iniziativa del Quirinale non si sono fatte attendere e, almeno sulla carta, hanno trovato una convergenza che in quest’aula politica appare quasi un’eccezione. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha parlato di esortazione «opportuna», dichiarando di condividere appieno l’invito del presidente a mantenere la dialettica nei binari di un confronto sano e rispettoso, pur ribadendo la fermezza con cui il governo intende sostenere le proprie ragioni in materia di riforme -2. Anche il vicepremier e leader di Forza Italia, Antonio Tajani, ha accolto positivamente le parole di Mattarella, seppur con una postilla: ha auspicato che l’esortazione valga per tutti, in particolare per chi, dall’opposizione, non perde occasione per attaccare l’esecutivo. Sul fronte opposto, Elly Schlein ha ringraziato l’inquilino del Quirinale, interpretando la mossa come un monito indiretto all’attuale maggioranza e ai suoi toni, spesso definiti dalla segretaria dem come bellicosi nei confronti della magistratura.




