Nordio attacca la Cassazione e trascina Mattarella nella polemica: la reazione del Csm
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Nella visione politica della destra al governo, ogni limite – che sia una norma internazionale, un principio costituzionale o un’istituzione autonoma – viene percepito come un ostacolo da superare, se non addirittura come un nemico da abbattere. Una logica che, applicata alla giustizia, rischia di minare l’equilibrio dei poteri, soprattutto quando a finire nel mirino sono organi terzi e indipendenti come la Corte di Cassazione. L’ultimo episodio, in ordine di tempo, vede protagonista il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che in un’intervista al Messaggero ha accusato i giudici del Massimario di «irriverenza» verso il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, colpevoli di aver criticato il decreto Sicurezza nonostante il via libera del Colle.
Quello che Nordio ha definito uno «sgarbo» al capo dello Stato, però, ha avuto l’effetto di compattare contro di lui non solo l’opposizione, ma anche il Consiglio superiore della magistratura (Csm), che ha ribadito il ruolo costituzionale della magistratura nel garantire il controllo di legalità. Se l’intenzione del ministro era trascinare Mattarella in una polemica politica – come ha osservato il deputato di Italia viva Davide Faraone –, il risultato è stato invece quello di alimentare un conflitto istituzionale, evidenziando ancora una volta la distanza tra il governo e gli organi di garanzia.
La relazione dell’Ufficio massimario della Cassazione, che raccoglie le critiche di numerosi giuristi sul decreto sicurezza, non si limita a mettere in discussione la legittimità del provvedimento, ma ne smaschera l’impianto autoritario, lontano dalle logiche democratiche. «Della sicurezza del popolo e della nazione non si cura affatto questa legge», si legge nel documento, che denuncia come il testo, invece di tutelare i cittadini, finisca per rafforzare il controllo del potere politico, riducendo gli spazi di libertà. Un giudizio netto, che il governo ha cercato di ridurre a mera contrapposizione ideologica, ma che trova riscontro in una serie di pronunce giurisprudenziali e pareri tecnici.




