Migranti in Albania, Nordio attacca la magistratura

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il tema dell'immigrazione e l'accordo tra Italia e Albania sono sotto i riflettori all'indomani della decisione dei giudici della sezione immigrazione del tribunale civile di Roma. I giudici hanno negato la convalida del trattenimento di dodici migranti partiti lunedì da Lampedusa sulla nave Libra della Marina militare e sbarcati a Shengjin. Una decisione che ha infiammato il dibattito politico. "La reazione della politica non è stata contro la magistratura ma contro il merito di questa sentenza", ha affermato il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, parlando con i giornalisti a margine di un convegno a Palermo. "Non è una polemica contro la magistratura ma contro un tipo di sentenza che non solo non amo ma riteniamo addirittura abnorme".

Nel frattempo, una motovedetta della Guardia Costiera, partita da Brindisi, è ripartita da Gjader, in Albania, dove i dodici migranti del centro italiano di permanenza per il rimpatrio hanno lasciato la struttura per tornare in Italia. Ieri, la sezione immigrazione del tribunale di Roma non ha convalidato il loro trattenimento all'interno del centro. Nelle prossime ore, i migranti saranno accolti nel Centro di accoglienza per richiedenti asilo di Bari. La motovedetta della Guardia Costiera con a bordo i dodici migranti è arrivata al porto di Bari. Venerdì, il tribunale di Roma non ha convalidato il loro trattenimento all'interno del centro di Gjader. I dodici sono stati fatti scendere dalla motovedetta, caricati su due pullman e trasferiti nel centro di accoglienza di Bari. Le operazioni di sbarco sono durate pochi minuti, sotto la pioggia.

Nel day after del flop del trasferimento dei migranti in Albania, è palpabile il nervosismo nei ranghi della maggioranza e anche nei ranghi del governo. Dopo aver negato l’esistenza di attacchi contro i giudici dai ranghi dell’esecutivo, il ministro della Giustizia ha fatto l’esatto contrario e ha accusato la magistratura di aver “esondato dai propri poteri“, rivendicando il diritto della politica a intervenire.

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