Pier Silvio Berlusconi e la politica: il tuono che non si è ancora scatenato
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Redazione Interno
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Pier Silvio Berlusconi parla poco, e quando lo fa, le sue parole – anche le più neutre – assumono un peso sproporzionato, come se ogni sillaba nascondesse un significato ulteriore. Da quando suo padre, Silvio Berlusconi, è scomparso, la domanda che molti si pongono è sempre la stessa: ci sarà un altro Berlusconi alla guida di un partito, o addirittura del Paese? La risposta, finora, è stata evasiva ma non categorica. «Non posso negare che sia una fascinazione, ma certamente non ora, neppure domani, e neanche dopodomani», ha detto più volte, lasciando la porta socchiusa senza mai varcarla.
L’ultima occasione in cui ha sfiorato l’argomento è stata durante la presentazione dei palinsesti autunnali di Mediaset a Milano. Interpellato sullo ius scholae, la proposta di legge sostenuta da Forza Italia che garantirebbe la cittadinanza ai minori stranieri dopo un percorso scolastico decennale, ha risposto con un secco «Non lo ritengo una priorità», prendendo implicitamente le distanze dalla linea del partito fondato dal padre. Una presa di posizione che, seppur marginale, ha riacceso il dibattito sul suo possibile futuro politico.
C’è chi, come Raffaele Nevi, portavoce di Forza Italia, sogna apertamente il suo ingresso in campo. «Magari Pier Silvio scendesse in politica, noi saremmo contenti», ha dichiarato, sottolineando l’entusiasmo che una simile eventualità susciterebbe nel partito. Ma le parole dello stesso Pier Silvio sembrano rimandare ogni ipotesi concreta. Ricordando che suo padre si lanciò nell’agone a 58 anni, ha fatto notare: «Io oggi ne ho 56». Un calcolo che, senza escludere nulla, suggerisce che – se mai dovesse accadere – non sarà prima del 2027.




