Netanyahu querela Haaretz e altri media: chiesti 2,6 milioni di shekel per le rivelazioni pre 7 ottobre

Netanyahu querela Haaretz e altri media: chiesti 2,6 milioni di shekel per le rivelazioni pre 7 ottobre
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
ESTERI Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha presentato una querela per diffamazione contro tre gruppi editoriali e sei giornalisti israeliani. Al centro della causa, depositata presso il tribunale distrettuale di Gerusalemme, ci sono le recenti pubblicazioni secondo cui, nelle settimane precedenti all'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, il premier avrebbe ricevuto avvertimenti da leader stranieri senza poi trasmetterli ai vertici della sicurezza israeliana.

Il partito Likud ha reso noto che Netanyahu chiede un risarcimento di 2,6 milioni di shekel, una cifra che corrisponde a circa 750mila euro.

Tra i convenuti figurano il quotidiano Haaretz, Yedioth Aharonot, il sito Ynet e l'emittente Channel 12. La causa cita anche i giornalisti Shlomi Eldar e Ruth Yuval, autori dell'inchiesta apparsa su Haaretz l'8 settembre, il columnist Uri Misgav, il giornalista Nadav Eyal e il corrispondente da Washington Barak Ravid.

Secondo quanto riportato dai media israeliani, la querela contesta la pubblicazione di due distinte rivelazioni: la prima riguarda una presunta telefonata del presidente degli Emirati Arabi Uniti, lo sceicco Mohammed bin Zayed, che avrebbe avvertito Netanyahu circa dieci giorni prima dell'attacco; la seconda riguarda il capo dell'intelligence egiziana Abbas Kamel, che secondo il Wall Street Journal avrebbe contattato direttamente il premier poco prima del 7 ottobre.

Il contenuto delle rivelazioni contestate

L'inchiesta di Haaretz, firmata da Eldar e Yuval per il libro "Ostaggi: 843 giorni di abbandono", sostiene che bin Zayed avrebbe parlato con Netanyahu in una conversazione durata circa 45 minuti, avvertendolo che il leader di Hamas a Gaza, Yahya Sinwar, stava preparando un'operazione di vasta portata contro Israele. Secondo la ricostruzione, l'allarme sarebbe arrivato al presidente emiratino attraverso un intermediario del Fatah, e questi lo avrebbe trasmesso personalmente a Netanyahu nel contesto della normalizzazione dei rapporti tra i due Paesi.

Il quotidiano ha aggiunto che il premier israeliano non avrebbe inoltrato l'informazione né al ministro della Difesa, né al capo di Stato maggiore, né ai vertici dello Shin Bet e del Mossad.

Sul fronte egiziano, il Wall Street Journal ha riferito che Abbas Kamel avrebbe telefonato direttamente a Netanyahu pochi giorni prima dell'attacco, dopo che due precedenti avvertimenti erano rimasti senza risposta. The Atlantic ha aggiunto che il capo dell'intelligence egiziana si sarebbe recato in Israele il 26 settembre 2023 per un incontro breve, finalizzato esclusivamente a trasmettere il messaggio sull'imminenza di un'operazione su larga scala.

La posizione di Netanyahu e la richiesta ad Abu Dhabi

Netanyahu ha respinto con fermezza le ricostruzioni giornalistiche, definendole "menzogne totali" e sostenendo di non aver mai ricevuto avvertimenti né dallo sceicco Mohammed bin Zayed né da Abbas Kamel. La sua ufficio ha affermato che i registri ufficiali della Presidenza del Consiglio non contengono alcuna traccia di contatti diretti tra il premier e il presidente emiratino nel periodo compreso tra il 1° settembre e il 7 ottobre 2023.

Nei giorni scorsi, Netanyahu si è recato in visita segreta ad Abu Dhabi, dove ha incontrato lo sceicco Mohammed bin Zayed. Secondo quanto riferito dall'agenzia Associated Press, citando una fonte informata sui dettagli dell'incontro, il premier israeliano avrebbe chiesto al presidente emiratino di smentire pubblicamente il contenuto del colloquio rivelato da Haaretz.

L'ufficio di Netanyahu ha definito "fake news" il resoconto dell'AP, mentre la Presidenza emiratina ha confermato lo svolgimento della visita, precisando che i colloqui hanno riguardato il rafforzamento delle relazioni bilaterali e le sfide regionali.

Le reazioni nel dibattito politico israeliano

La vicenda ha avuto immediate ripercussioni sul panorama politico israeliano, a poche settimane dalle elezioni legislative previste per il 27 ottobre. L'ex premier Ehud Olmert ha dichiarato di avere una fonte personale e indipendente che confermerebbe l'autenticità dell'inchiesta di Haaretz, aggiungendo di trovarsi in compagnia di una "figura israeliana molto rilevante" nel momento in cui ha appreso dell'avvertimento. Olmert ha anche affermato che il contenuto dell'allarme era "serio, sufficiente a scuotere chi lo riceveva".

Haaretz ha respinto la richiesta di Netanyahu di ritirare l'inchiesta, pubblicare una smentita e versargli un milione di shekel, dichiarando che il lavoro giornalistico era il frutto di un'indagine approfondita basata su fonti e che la redazione era pronta a difendere le proprie pubblicazioni in tribunale. I convenuti hanno ora sessanta giorni di tempo dalla notifica per depositare le proprie memorie difensive.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.