Netanyahu e il 7 ottobre: Haaretz accusa, il premier querela

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La vicenda Netanyahu e il 7 ottobre torna al centro dello scontro politico dopo l’accusa pubblicata da Haaretz e la decisione del premier israeliano di reagire con una querela per diffamazione. La contestazione riguarda un presunto avvertimento ricevuto prima dell’attacco di Hamas e la mancata attivazione di misure preventive da parte del governo. La replica è arrivata con una netta smentita e con la disponibilità a mettere a disposizione anche i registri degli ingressi nell’ufficio del primo ministro.

L’accusa sul presunto avvertimento arrivato dagli Emirati

Secondo la ricostruzione pubblicata dal quotidiano israeliano, il presidente degli Emirati Arabi Uniti Mohamed bin Zayed Al Nahyan avrebbe avuto un lungo colloquio telefonico con il capo del governo israeliano più di una settimana prima dell’attacco. Al centro della conversazione ci sarebbe stato un messaggio relativo alla preparazione di una “grande mossa” da parte di Yahya Sinwar, indicato come responsabile dei piani di Hamas. La ricostruzione sostiene che l’avvertimento avrebbe riguardato un possibile evento di grande portata contro Israele.

La stessa ricostruzione ha aperto un confronto anche sul livello di conoscenza delle autorità internazionali. Due fonti citate dal Jerusalem Post hanno riferito che l’amministrazione statunitense dell’epoca non sarebbe stata informata di un avvertimento specifico proveniente dagli Emirati. Il punto centrale della disputa riguarda quindi la natura delle informazioni che sarebbero state trasmesse e le eventuali conseguenze operative dopo quel contatto.

La risposta del premier e la battaglia legale

Il premier ha respinto l’accusa, sostenendo di non aver ricevuto alcun allarme preventivo dagli Emirati e annunciando un’azione legale contro Haaretz. Nella sua difesa ha richiamato la possibilità di verificare gli accessi al suo ufficio, con l’obiettivo di contestare la ricostruzione secondo cui avrebbe avuto conoscenza di elementi decisivi senza intervenire. La disputa si è trasformata così in uno scontro pubblico tra una ricostruzione giornalistica e la posizione del governo.

La vicenda si inserisce nel dibattito sulle ore precedenti all’attacco e sulle decisioni assunte ai vertici dello Stato israeliano. Nella ricostruzione degli eventi viene descritto il momento in cui, nella notte precedente alla strage, il primo ministro si trovava nella sua abitazione di Cesarea e aveva già concluso la giornata di preghiera legata alla Festa delle Capanne. Il racconto richiama anche i tempi successivi della mattina dell’attacco, con l’arrivo al quartier generale dopo circa tre ore e senza contatti con i vertici militari nelle prime fasi.

Il confronto diplomatico dopo la pubblicazione dell’inchiesta

Dal lato degli Emirati non è arrivata una smentita del presunto colloquio riportato nella ricostruzione, elemento che ha alimentato il confronto politico attorno alla vicenda. La mancata presa di posizione pubblica viene osservata mentre il governo israeliano contesta la versione secondo cui sarebbe stato informato in anticipo della preparazione dell’attacco. Il nodo resta legato alla verifica dei contenuti della conversazione e alle responsabilità attribuite nella gestione delle informazioni disponibili prima dell’offensiva di Hamas.

La ricostruzione pubblicata ha riportato anche il riferimento a un possibile “terremoto” preparato da Hamas e alla presenza di indicazioni considerate rilevanti prima dell’attacco. Il caso ha portato il premier a chiedere una verifica formale degli elementi citati nell’articolo, mentre il confronto resta concentrato sull’esistenza dell’avvertimento, sul suo contenuto e sulle azioni eventualmente adottate dopo il presunto messaggio ricevuto.

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