Netanyahu querela Haaretz, Yesh Din accusa: annessione strisciante in Cisgiordania
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Redazione Esteri
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Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato di aver dato mandato ai propri avvocati di querelare il quotidiano Haaretz e il giornalista Shlomi Eldar per diffamazione, in relazione a un articolo che riferiva di una telefonata del presidente degli Emirati Arabi Uniti Mohammed bin Zayed, avvenuta prima del 7 ottobre 2023, con cui sarebbe stato avvertito dell'imminente attacco di Hamas.
In un post pubblicato sul proprio account X, Netanyahu ha definito la ricostruzione una «macchinazione» e una «calunnia infame», sostenendo che dall'inizio di settembre fino al giorno dell'attacco non vi fu alcuna conversazione tra lui e il presidente emiratino.
Il premier ha precisato che l'ufficio del primo ministro, il Consiglio di Sicurezza Nazionale e la Segreteria Militare hanno esaminato il diario delle conversazioni di quei giorni senza trovarne traccia, aggiungendo che i colloqui diplomatici con il presidente degli Emirati si svolgono esclusivamente presso l'ufficio del primo ministro tramite un rappresentante che arriva con un dispositivo crittografato e che tutte le conversazioni sono documentate.
Il rapporto delle organizzazioni israeliane sulla Cisgiordania
Sul fronte della Cisgiordania, tre organizzazioni israeliane per i diritti umani hanno pubblicato un rapporto congiunto in cui si documenta un processo di annessione di fatto del territorio palestinese.
Yesh Din, gli urbanisti di Bimkom e il Centro per la difesa dell'individuo HaMoked hanno descritto quella che appare come una serie di misure separate — espansione delle colonie, avamposti pastorali, violenze dei coloni e restrizioni alla libertà di movimento — come un «meccanismo integrato» di espropriazione territoriale, finalizzato ad allontanare i palestinesi dalle loro terre e a confinarli in spazi sempre più ridotti.
Secondo il rapporto, le politiche applicate per anni alle piccole comunità dell'Area C, che rappresenta il 60 per cento della superficie della Cisgiordania, si stanno ora estendendo a località e regioni più ampie nel cuore del territorio. Le organizzazioni hanno affermato che «il governo israeliano non nasconde più il suo obiettivo: annettere la maggior superficie possibile di terra con il minor numero possibile di palestinesi».
Le tensioni nello Stretto di Hormuz
La situazione nello Stretto di Hormuz resta critica dopo gli attacchi reciproci tra Stati Uniti e Iran. Il Comando centrale statunitense ha dichiarato di aver distrutto cinque petroliere iraniane, in rappresaglia per due tentativi del Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica di colpire con missili balistici una nave da guerra della Marina statunitense.
Teheran ha rivendicato a sua volta di aver attaccato dieci navi nello Stretto, tra cui due unità statunitensi e otto petroliere, accusate di aver attraversato una zona considerata «proibita e non sicura». Martedì soltanto sei navi per il trasporto di materie prime hanno attraversato Hormuz, contro una media di circa dodici al giorno nei dieci giorni precedenti, mentre il prezzo del Brent ha toccato i 99,5 dollari al barile.
L'allarme di Guterres e le dichiarazioni di Katz
Il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres si è detto profondamente preoccupato per l'escalation nello Stretto di Hormuz e nelle aree circostanti, compresi gli attacchi contro navi commerciali e le minacce alle infrastrutture marittime ed energetiche. Il portavoce Stéphane Dujarric ha ribadito che i diritti di navigazione e la libertà di navigazione in quelle acque devono essere pienamente ripristinati e rispettati secondo il diritto internazionale, esortando tutte le parti a mostrare moderazione e a utilizzare i canali diplomatici.
Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha intanto lanciato un nuovo avvertimento all'Iran in vista del Capodanno ebraico, assicurando che le Forze di Difesa israeliane sono «in allerta e pronte a portare a termine la missione» e minacciando una «risposta potente» a qualsiasi attacco contro Israele. Katz ha affermato che un eventuale attacco iraniano provocherebbe conseguenze che Teheran «non ha ancora subito fino ad oggi», comprese azioni contro le infrastrutture energetiche centrali del Paese.
Il rapporto sui raid statunitensi in Yemen
Un rapporto pubblicato dal Costs of War Project della Brown University ha documentato che gli attacchi aerei statunitensi contro i militanti Houthi in Yemen, condotti dalla fine del 2023 alla metà del 2025, hanno provocato la morte di 213 civili. La maggior parte delle vittime, 208 morti e 341 feriti, si è verificata durante il secondo mandato del presidente Donald Trump. Il Pentagono non ha riconosciuto pubblicamente le vittime civili degli attacchi del 2024, mentre ha riferito di 153 civili uccisi e 243 feriti in Yemen nel 2025.
Secondo i ricercatori, due attacchi condotti nell'aprile 2025 hanno causato un numero particolarmente elevato di vittime: il 17 aprile un raid contro un impianto portuale nella provincia di Hodeida ha ucciso 80 civili, mentre meno di due settimane dopo un attacco contro tre magazzini utilizzati per detenere migranti africani ha provocato 68 morti.
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