La Lega Araba chiede a Trump di fermare Israele: "Annessione strisciante in Cisgiordania"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il Cairo è tornata a essere il palcoscenico di una crisi mediorientale che non accenna a placarsi, con i delegati della Lega Araba riunitisi in sessione straordinaria per affrontare l'ultima, e per molti versi decisiva, mossa del governo israeliano in Cisgiordania. Al centro del vertice, convocato su richiesta della Palestina e con il sostegno degli altri membri, c'è un pacchetto di norme approvate dall'esecutivo di Binyamin Netanyahu che, di fatto, ridisegnano il controllo amministrativo e fondiario sulla sponda occidentale del Giordano, scatenando la reazione indignata dell'Autorità Nazionale Palestinese e il timore di un collasso definitivo degli accordi di pace -1. I rappresentanti dei 22 paesi hanno quindi indirizzato un appello diretto al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, affinché utilizzi la propria influenza per imporre misure concrete capaci di bloccare quella che viene percepita come un'annessione strisciante e illegale di territori che il diritto internazionale considera ancora occupati.

Una decisione tecnica dall'impatto politico devastante

Il cuore della controversia risiede in una serie di provvedimenti che il governo israeliano ha varato con una rapidità che non ha lasciato spazio a mediazioni, a cominciare dall'avvio, per la prima volta dal 1967, di un processo formale di registrazione dei terreni nell'Area C della Cisgiordania, che costituisce circa il 60% dell'intero territorio e dove Israele mantiene il pieno controllo militare e civile -2. Questo meccanismo, come riportato da fonti stampa israeliane, prevede lo stanziamento di fondi e personale all'Autorità israeliana per il registro delle imprese con l'obiettivo dichiarato di catalogare vaste aree come "proprietà statale", specialmente laddove non sia dimostrabile una proprietà privata palestinese, una procedura che secondo i critici equivarrebbe a espropriare di fatto intere zone a beneficio del movimento dei coloni -9. A complicare ulteriormente il quadro, e ad alimentare le accuse di una strategia premeditata, si aggiunge l'abrogazione di una legge che proibiva la compravendita di terreni a vantaggio dei coloni israeliani in Giudea e Samaria, la desecretazione dei registri di proprietà terriera e, particolare non secondario, il trasferimento dell'autorità di rilascio dei permessi di costruzione da un comune palestinese a un insediamento nei pressi di Hebron, noto anche come al-Halil -8-10.

La reazione palestinese e il grido d'allarme dell'Anp

L'ufficio della presidenza palestinese non ha usato mezzi termini per commentare le decisioni arrivate da Gerusalemme, rilasciando una nota, rilanciata dall'agenzia di stampa Wafa, in cui si afferma che la registrazione dei terreni non è un mero adempimento burocratico, ma segna "l'inizio dell'attuazione di piani di annessione volti a consolidare l'occupazione". Per Ramallah, queste mosse annullano di fatto la validità degli accordi firmati negli anni, a partire dagli Accordi di Oslo, e contraddicono in modo palese e provocatorio le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, con un riferimento specifico alla Risoluzione 2334, che già nel 2016 aveva dichiarato come tutte le attività di insediamento nei territori occupati, compresa Gerusalemme Est, costituissero una "violazione flagrante" del diritto internazionale e non avessero alcuna validità legale. Il timore, espresso chiaramente dai rappresentanti palestinesi durante la riunione al Cairo, è che l'operato del governo Netanyahu, spalleggiato da ministri di estrema destra come Bezalel Smotrich, miri a svuotare definitivamente di significato l'ipotesi dei due Stati, trasformando l'occupazione in un sistema permanente e legalizzato attraverso la manipolazione dei registri catastali -10.

Il nodo Gaza tra le violazioni della tregua

A rendere l'atmosfera ancora più incandescente, e a complicare qualsiasi ipotesi di distensione, contribuiscono le notizie che continuano ad arrivare dalla Striscia di Gaza, dove fonti mediche locali hanno denunciato nuovi attacchi delle forze israeliane che, in aperta violazione del cessate il fuoco mediato a ottobre dagli stessi Stati Uniti, avrebbero causato la morte di almeno nove palestinesi -4. Un attacco particolarmente cruento è stato riportato nella zona di Khan Younis, nel sud della Striscia, dove quattro persone avrebbero perso la vita, mentre altri raid hanno colpito aree nel nord, tra cui tendopoli di sfollati. Questo stillicidio di violenza, che prosegue nonostante gli accordi, getta un'ombra ulteriore sul già precario equilibrio regionale e pone l'amministrazione Trump di fronte a una responsabilità non facile da gestire: da un lato il presidente ha più volte ribadito, anche in passato, la sua opposizione a iniziative unilaterali come l'annessione, dichiarando in un'intervista di aver "dato la parola ai paesi arabi" e che certe cose "non possono essere fatte"; dall'altro, il suo alleato Netanyahu sembra spingere l'acceleratore su una politica di fatti compiuti che potrebbe mettere a dura prova quella stessa promessa -3. La Lega Araba, con i suoi 22 membri, attende ora di vedere se l'appello lanciato dal Cairo si tradurrà in pressioni diplomatiche reali o se, come già accaduto in passato, le parole resteranno tali di fronte alla determinazione del governo israeliano di consolidare la propria presa sulla Cisgiordania.

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