Tragedia in Val d’Ayas, valanga sulla Becca di Nana: la vittima è il professor Stefano Poli, docente dell’Università Statale di Milano
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Redazione Interno
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Il rumore della neve che si stacca, un tuono sordo che inghiotte il silenzio dell’alta quota, ha spezzato la giornata di domenica 22 febbraio sulle pendici della Becca di Nana. L’incidente, avvenuto a tremila metri di altitudine in Val d’Ayas, ha visto perdere la vita Stefano Poli, un uomo di 66 anni che della montagna aveva fatto non solo una passione, ma anche un prolungamento naturale dei suoi studi. Originario di Bergamo, dove si era diplomato al liceo classico Paolo Lussana, da tempo risiedeva a Pozzuolo Martesana, nel Milanese; il suo Corpo è stato ritrovato senza vita nella tarda mattinata dai tecnici del Soccorso alpino valdostano, supportati dai militari del Soccorso alpino della Guardia di Finanza di Cervinia, dopo che la moglie, non vedendolo rientrare e non riuscendo a contattarlo, aveva lanciato l’allarme intorno alle 13.30 -4-5.
Un’escursione in solitaria e quel messaggio prima della discesa
Il professore ordinario di Petrologia e Petrografia all’Università Statale di Milano, che in passato aveva diretto il Dipartimento di Scienze della Terra ed era membro dell’Accademia Nazionale dei Lincei, era partito in mattinata da Antagnod per quella che doveva essere una delle sue classiche uscite in solitaria, una pratica che richiede esperienza e conoscenza del territorio, qualità che certamente non gli mancavano -5. Raggiunta la cima, aveva inviato un messaggio ai familiari per avvisarli che stava per iniziare la discesa, un gesto di cortesia e prudenza che purtroppo è stato l’ultimo contatto. Pochi minuti dopo, lungo il versante, si è staccato un vasto accumulo nevoso, un fronte di circa cento metri che ha travolto lo scialpinista mentre probabilmente stava affrontando il rientro a valle, seppellendolo sotto metri di neve e non lasciandogli scampo -5.
Il ritrovamento e le operazioni di soccorso
Durante il sorvolo dell’area con l’elicottero, i soccorritori hanno immediatamente notato un distacco nevoso di chiara origine recente, un segnale inequivocabile che li ha guidati nelle ricerche lungo il percorso che l’escursionista avrebbe dovuto seguire -1-2. Le operazioni, coordinate dal Soccorso Alpino Valdostano, si sono concentrate in una zona impervia e di alta quota, dove le squadre a terra, una volta calate con il verricello, hanno potuto constatare che per il docente non c’era ormai più nulla da fare, dato che il medico legale, giunto sul posto, non ha potuto fare altro che confermare il decesso -2-9. La salma, una volta recuperata, è stata trasportata a Champoluc, e le procedure per il riconoscimento ufficiale sono state affidate alla Guardia di Finanza, che gestisce gli aspetti giudiziari in sinergia con la magistratura competente per territorio -5.
Una domenica nera per le montagne italiane
La scomparsa di Stefano Poli si inserisce in un quadro più ampio e preoccupante per quanto riguarda la sicurezza sui rilievi, dato che la stessa giornata di domenica ha registrato altre vittime in diverse località alpine a causa delle medesime dinamiche. In Alto Adige, a Merano 2000, un uomo di 50 anni ha perso la vita in circostanze analoghe, mentre in Trentino, in Val di Fassa, due scialpinisti sono stati investiti da una slavina nella zona delle Torri del Vajolet -1. I bollettini valanghe, che per l’intero arco alpino segnalavano un grado di pericolo marcato, attestandosi tra il 3 e il 4, avevano messo in guardia sull’instabilità del manto nevoso, una fragilità dovuta agli sbalzi termici e alle abbondanti precipitazioni dei giorni scorsi, fattori che rendono insidiosi anche gli itinerari più conosciuti e battuti -1.




