Supermercati chiusi di domenica, la battaglia sul carrello della spesa divide il paese
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Redazione Economia
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La domenica con il cancello abbassato, silenzio dove di solito risuonano le casse. È questo l'orizzonte che alcuni disegnano per i supermercati italiani, innescando un dibattito acceso che va ben oltre la semplice gestione degli orari. La riflessione, che periodicamente torna alla ribalta, affonda le sue radici nel 2011, quando il decreto Salva Italia liberalizzò completamente le aperture. Un provvedimento che, come un sasso nello stagno, generò conseguenze a lungo termine sull'organizzazione del lavoro e sulle abitudini dei consumatori, i quali, nel giro di pochi anni, hanno finito per considerare normale fare la spesa anche il giorno festivo. Oggi, di fronte a un settore in affanno, la proposta di un passo indietro sembra guadagnare terreno, alimentando una discussione complessa che vede schierati, su fronti spesso opposti, sindacati, associazioni di categoria e la grande distribuzione stessa, la quale sta attraversando una fase di profonda riorganizzazione.
Un settore sotto pressione cerca nuovi equilibri
Il contesto in cui il dibattito esplode è tutt'altro che florido. La grande distribuzione, come rileva l'Associazione nazionale cooperative di consumatori Coop, si è lasciata alle spalle un 2025 difficile, caratterizzato da volumi di vendita in calo e margini operativi in netta sofferenza. Le prospettive per l'anno in corso, del resto, non promettono svolte eclatanti, con una crescita che si preannuncia nell'ordine dei decimali e con i bilanci delle famiglie ancora compressi dal peso delle spese cosiddette obbligate. È in questo scenario che l'ipotesi di una chiusura domenicale viene valutata da alcuni come una misura di razionalizzazione, capace di ridurre i costi gestionali e di restituire una giornata di riposo ai lavoratori del settore, i quali da anni vedono erosi i loro spazi di vita personale.
Le voci del dissenso e il rischio di un effetto boomerang
Non tutte le voci, però, si allineano a favore di una chiusura generalizzata. Da Confesercenti Rimini, ad esempio, arriva un invito alla massima cautela, sottolineando come la scelta debba rimanere di carattere imprenditoriale e non diventare un obbligo di legge. "Se la riflessione riguarda esclusivamente i supermercati della grande distribuzione alimentare – ha spiegato il direttore provinciale Mirco Pari – si tratta di una scelta legittima. Diventa invece un tema completamente diverso se si ipotizza una chiusura generalizzata". Il timore, espresso da più parti, è che limitare l'accesso ai supermercati nel giorno festivo finisca per spostare il problema altrove, magari a vantaggio dei negozi di vicinato o della distribuzione automatica, senza per questo garantire un reale vantaggio per i dipendenti o per il mercato nel suo complesso. D'altro canto, come fa notare Legacoop Romagna, per i consumatori è ormai "difficile tornare indietro" rispetto a un'abitudine consolidata.
Coerenza e nuove strategie per il 2026
La posizione dei sindacati, rappresentata in questa occasione da Tencati della Uil, sembra muoversi lungo una linea che chiede, prima di tutto, coerenza. Una eventuale chiusura domenicale, infatti, non può essere un provvedimento estemporaneo o parziale, ma dovrebbe inserirsi in una riforma più ampia del comparto, che tenga conto delle reali esigenze dei lavoratori e della sostenibilità del modello distributivo. Intanto, il 2026 si prepara a introdurre novità significative nel modo in cui si farà la spesa, con cambiamenti negli orari e nelle strategie commerciali che potrebbero offrire, nonostante tutto, opportunità di risparmio. L'obiettivo dichiarato, per un settore che cerca di rialzare la testa, rimane quello di trovare un nuovo equilibrio, capace di conciliare le necessità di bilancio delle aziende, i diritti di chi ci lavora e le abitudini, ormai strutturate, di milioni di persone.




