Il saluto a papa Francesco e l’attesa di un miracolo che forse non verrà
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Redazione Interno
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Mentre i riflettori si accendono sulle immagini di Trump e Zelensky che si stringono la mano, in un gesto che qualcuno ha definito "riparatore" dopo le tensioni alla Casa Bianca di due mesi fa, c’è chi parla già di un "miracolo di Bergoglio". Ma al di là delle speranze – più politiche che spirituali – resta il fatto che questa settimana è considerata cruciale dagli Stati Uniti per tentare di avvicinare la pace. Intanto, i grandi della terra hanno reso omaggio al pontefice scomparso, applaudendo al passaggio del feretro durante i funerali in San Pietro.
Francesco, che ha guidato la Chiesa con un’impronta spesso contraddittoria, non è stato il riformatore che molti si aspettavano. Conservatore su etica e bioetica, ha mantenuto una linea rigidamente conforme alla dottrina, senza cedere a quelle aperture che alcuni gli attribuivano. L’ideologia "gender", da lui bollata come una minaccia da contrastare, è solo uno dei temi su cui ha ribadito posizioni tradizionali, così come il sacerdozio femminile e il celibato dei preti, questioni su cui non ha voluto spingersi oltre. Persino la condanna senza appello dell’aborto e dell’eutanasia – definiti "cultura dello scarto" e "fallimento dell’amore" – ha confermato un approccio che, se da un lato ha rassicurato i tradizionalisti, dall’altro ha deluso chi sperava in un cambiamento.
Neppure sul fronte del matrimonio e dei divorziati ha mostrato flessibilità, lasciando fuori dalla comunione quanti, pur risposati, chiedevano un segno di accoglienza. Eppure, nonostante queste chiusure, il suo pontificato è stato segnato da un’attenzione inedita ai poveri e ai migranti, con gesti che hanno scavalcato le rigidità dottrinali per toccare corde più umane.




