Raid contro l'infermiere Alex Pretti a Minneapolis, mentre Trump insulta i soldati italiani in Afghanistan
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Nuove tensioni scuotono gli Stati Uniti, dove l'uccisione dell'infermiere Alex Pretti da parte di agenti federali a Minneapolis ha acceso proteste e sollevato interrogativi sulle modalità dell'intervento, mentre un'altra controversia, di natura diplomatica, si accende sull'Atlantico. La premier Giorgia Meloni è stata costretta a replicare pubblicamente alle parole offensive pronunciate dal presidente americano Donald Trump sulla missione degli alleati in Afghanistan, definita dal leader della Casa Bianca una presenza lontana dalla linea del fuoco.
Le parole di Trump e la ferita per i caduti
Quelle dichiarazioni, che hanno travalicato i confini di una semplice polemica politica per investire il valore e il sacrificio di chi ha servito sotto le bandiere della missione Isaf, hanno provocato una reazione immediata e dolorosa in Italia. Come ha sottolineato con amarezza Dario Sanna, fratello del caporal maggiore degli alpini Luca Sanna, caduto nel 2011 in uno scontro a fuoco presso l'avamposto "Highlander" – nome emblematico che indicava proprio il punto più avanzato dello schieramento –, accusare i militari di essere rimasti nelle retrovie costituisce un'offesa alla memoria di chi ha perso la vita. Un sentimento di sconcerto, quello espresso dai familiari delle vittime, che riflette una percezione diffusa di ingiustizia e di svilimento di un impegno pagato a caro prezzo.
La frattura nelle relazioni atlantiche
L'episodio, del quale si è discusso ampiamente anche nella trasmissione "Agorà" su Rai Tre, si inserisce in un quadro più ampio di turbolenza nelle relazioni tra Washington e i suoi partner europei. Una delle ricadute meno prevedibili delle recenti tensioni geopolitiche, come quelle emerse a Davos o sulla questione groenlandese, riguarda proprio i rapporti tra l'America di Trump e quelle forze politiche nazional-conservatrici in Europa che, pur condividendone in buona parte valori e visione del mondo, si trovano ora a dover gestire pubbliche umiliazioni. Si tratta di un capitolo significativo, poiché tali formazioni sono al governo o rappresentano una forza di governo in diversi paesi dell'Unione, dall'Italia alla Germania, e una simile dinamica rischia di minare alle fondamenta la coesione atlantica.
Le reazioni dalla politica italiana
Dalla politica italiana, oltre alla necessaria risposta istituzionale del governo, sono arrivate voci autorevoli che hanno stigmatizzato il tono utilizzato dalla presidenza americana. L'ex ministro della Difesa Arturo Parisi, ad esempio, ha osservato come Trump abbia ormai abituato gli alleati a simili esternazioni, ma ha ribadito come la base di qualsiasi rapporto internazionale debba restare il rispetto reciproco, suggerendo implicitamente la necessità di un cambio di registro nei confronti di una controparte che sembra prediligere la provocazione. Una presa di posizione che, al di là delle appartenenze politiche, segnala come l'episodio abbia toccato un nervo scoperto nella percezione della dignità nazionale e del valore riconosciuto al contributo militare italiano nelle missioni internazionali.




