Dramma a 4600 metri: il paracadutista che si salvò tagliando le funi
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Redazione Esteri
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La scena, catturata dalle telecamere di sicurezza e divenuta virale per la sua drammaticità, mostra un attimo di puro terrore nei cieli del Queensland, dove un paracadutista, rimasto tragicamente impigliato alla coda del velivolo poco dopo il lancio, ha dovuto lottare per la propria vita a oltre quattromilaseicento metri di altezza. L’incidente, occorso durante un volo per una formazione di gruppo, ha visto l’improvvisa e prematura apertura del paracadute di riserva, il quale, agganciatosi a un flap dell’ala, ha strappato con violenza l’uomo dalla sua traiettoria, trascinandolo contro la struttura dell’aereo e danneggiandone lo stabilizzatore orizzontale. Un momento critico, quello, che ha messo in pericolo non solo l’incolumità dello skydiver, sospeso nel vuoto e in balia delle correnti, ma anche la stabilità stessa del mezzo, costringendo i piloti a una complessa gestione dell’emergenza mentre gli altri paracadutisti, già lanciati, assistevano impotenti alla scena.
Il filmato dell’Autorità e la dinamica del salvataggio
L’Australian Transport Safety Bureau, l’ente nazionale per la sicurezza dei trasporti, ha diffuso la ripresa – risalente allo scorso settembre – nell’ambito della propria indagine, offrendo una testimonianza cruda e senza filtri di quanto accaduto all’aeroporto di Tully. Nel video, che documenta l’intera sequenza, si osserva come l’uomo, mantenendo un sangue freddo fuori dal comune, sia riuscito a liberarsi dalla trappola mortale. Afferrato un coltello apposito, ha reciso le robuste funi del paracadute principale, quello che lo teneva vincolato all’aereo, per poi dispiegare finalmente il secondo paracadute, quello di emergenza appunto, e planare verso un atterraggio che, nonostante l’esperienza traumatica, non ha provocato conseguenze fisiche gravi. Una manovra estrema, dettata dalla necessità immediata di interrompere il pericoloso trascinamento e di guadagnare la distanza di sicurezza dal velivolo, il quale, peraltro, è poi riuscito a effettuare un regolare rientro a terra nonostante i danni subiti.
Le indagini tecniche sulla sicurezza
L’attenzione degli investigatori, come spesso avviene in simili casi, si è concentrata sulle procedure e sull’equipaggiamento, con l’obiettivo di scongiurare il ripetersi di eventi tanto pericolosi. L’aggancio accidentale della maniglia d’apertura del paracadute di riserva a una parte mobile dell’aereo rappresenta un punto cruciale dell’inchiesta, che sta valutando ogni aspetto, dalle modalità di preparazione dei lanci di gruppo alle caratteristiche tecniche degli strumenti utilizzati. L’ATSB, il cui compito non è assegnare colpe ma individuare le cause per migliorare la sicurezza, sta esaminando minuziosamente ogni dettaglio, dalle interferenze possibili tra l’attrezzatura dei numerosi paracadutisti a bordo alla configurazione stessa dell’aereo, spesso modificato per questo tipo di attività sportive intensive.
Il contesto degli skydiving “Big Ways”
L’episodio si è verificato nel quadro di un evento specializzato, noto come “Big Ways”, dove formazioni numerose di paracadutisti cercano di creare figure complesse in caduta libera, una disciplina che richiede precisione millimetrica e coordina molti atleti in uno spazio aereo ristretto. È proprio in queste situazioni di alta densità, con decine di persone che si muovono rapidamente nella porta di lancio e nell’abitacolo, che il rischio di impigli o di aperture involontarie può aumentare, rendendo ancor più vitale il rigore nelle procedure di sicurezza. L’indagine dell’autorità, dunque, va al di là del singolo caso, toccando le pratiche consolidate di un intero settore sportivo, nella speranza che dalla terribile esperienza vissuta da quell’uomo possano scaturire indicazioni più chiare per tutti, affinché l’ebbrezza del volo non si trasformi mai più in un incubo sospeso nel vuoto.




