Muore a 23 anni il paracadutista Raffaele Di Giorgio, l'auto finisce fuori strada sulla Braccianese
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Redazione Interno
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Nelle prime ore del mattino, mentre l'alba non aveva ancora illuminato l'asfalto della via Braccianese, un giovane paracadutista della Folgore ha perso la vita in un tragico incidente stradale che ha sconvolto non solo i suoi cari, ma anche l'intero reggimento al quale apparteneva. Raffaele Di Giorgio, che aveva appena ventitré anni, stava guidando la sua autovettura, una Lancia Ypsilon, in direzione di Roma, quando, per cause che gli agenti della polizia locale stanno ancora accertando, il veicolo avrebbe perso l'aderenza con la carreggiata per poi schiantarsi violentemente contro un albero. L'impatto, di una forza inaudita, non ha lasciato scampo al giovane, il cui decesso è stato purtroppo constatato poco dopo il ricovero d'urgenza all'ospedale di Bracciano, nonostante il tempestivo intervento dei sanitari del 118, giunti sul posto poco dopo le quattro e trenta, all'altezza del chilometro 12,100 di una strada che si è rivelata fatale.
La ricostruzione e il cordoglio dei commilitoni
La dinamica del sinistro, che si è consumato in un quadrante a nord della Capitale, rimane al centro delle indagini condotte dagli agenti, i quali stanno esaminando ogni possibile elemento per comprendere le circostanze che hanno portato alla fuoriuscita di strada. Quel che è certo, e che emerge con drammatica chiarezza, è la giovane età della vittima, un artigliere paracadutista in forza al 185° Reggimento "Folgore", specificamente al II Battaglione "Le Aquile", un'unità nota per l'addestramento rigoroso e lo spirito di Corpo che lega i suoi membri. Proprio da questi ultimi, infatti, è partita un'immediata e sentita reazione di cordoglio, la quale si è tradotta in una gara di solidarietà spontanea, organizzata per sostenere economicamente e moralmente la famiglia di Raffaele, colpita da una perdita così immatura e luttuosa.
Il ricordo di un ragazzo determinato e generoso
Raffaele, che era originario di Campagnano, viene ricordato dai suoi commilitoni e da chi lo ha conosciuto non soltanto come un soldato esemplare, ma soprattutto come un giovane di rara determinazione e generosità, sempre pronto a mettersi in gioco e a perseguire con entusiasmo le sue grandi passioni, prime fra tutte lo sport e, soprattutto, il volo. Un ragazzo i cui sogni, che correvano veloci verso il cielo, si sono infranti insieme alla lamiera della sua vettura in un istante di normale tragitto, trasformando una notte qualsiasi in una di quelle date che segnano indelebilmente la memoria di un'intera collettività, che in questo caso abbraccia sia la sfera militare che quella civile del territorio.
Le indagini proseguono per fare chiarezza
Mentre i suoi superiori e i suoi compagni d'arme si stringono attorno alla famiglia Di Giorgio, le forze dell'ordine continuano il loro meticoloso lavoro sulla scena dell'incidente, analizzando ogni traccia e raccogliendo le testimonianze di eventuali passanti, al fine di ricostruire con precisione i secondi che hanno preceduto l'impatto. L'obiettivo, come in casi analoghi di cronaca nera che vedono coinvolti giovani in circostanze così violente, è quello di fare piena luce sull'accaduto, per offrire almeno un quadro chiaro e definitivo a chi, oggi, deve fare i conti con un vuoto incolmabile e con il silenzio assordante lasciato da una promessa di vita stroncata sul più bello.




